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Autorizzazione del Tribunale di Roma n 229/2006 del 29/05/2006 Giornale a periodicità quotidiana - Pubblicato a Roma - V. A. De Viti de Marco, 50 - Direttore Responsabile: Guido Donati

Vignetta

Medicina
E' la disidratazione il principale rischio per la salute durante le ondate di calore E-mail
Scritto da Walter Pasini   
Martedì 10 Agosto 2010 00:00

Le ondate di calore rappresentano un importante rischio per la salute pubblica specie per la popolazione anziana cui manca lo stimolo della sete quando il corpo si disidrata. Le ondate di calore sono tanto più pericolose quanto maggiore è l'intensità,il tasso di umidità,la durata e quando il caldo persiste  nelle ore notturne. I rischi del caldo sono legati agli effetti della disidratazione, condizione fisio-patologica che comporta una serie di effetti sul rene, sul cervello e sull'apparato cardiovascolare. Il rischio principale delle ondate di calore è rappresentato dal colpo di calore che si caratterizza per una grave alterazione dei meccanismi di termoregolazione e per l'incapacità dell'organismo di disperdere calore.

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Geni si nasce o si diventa? E-mail
Scritto da Marina Pinto   
Martedì 10 Agosto 2010 00:00

Se vediamo il nostro bambino trotterellare verso il grande pianoforte che troneggia nel bel mezzo del salone per mettere le sue manine sulla tastiera e tentare di strimpellare qualche nota, il nostro cuore si riempie di tenerezza, ma se poi da quello strumento ne esce anche qualcosa che “sa di musica”, la tenerezza lascia il posto allo stupore, e ci chiediamo: il nostro piccolo sarà un genio della musica?
Ecco, la questione è questa: il genio musicale è una dote naturale o un fatto indotto?
Il quesito interessa da tempo gli studiosi di genetica, di biologia ed anche gli antropologi, perché se è vero che la musica è dentro di noi sin da prima della nascita (è provato che il feto risponde agli stimoli sonori già dal quinto/sesto mese di gestazione), è vero  altrettanto che una volta venuti al mondo non tutti diventano musicisti. In definitiva si tratta di stabilire se il talento musicale sia un dono per pochi fortunati (e quindi presente nel loro DNA), o solo il frutto di studio e dedizione.

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Responsabilità del viaggiatore E-mail
Scritto da Walter Pasini   
Martedì 10 Agosto 2010 00:00

il viaggiatore internazionale italiano che nei prossimi giorni varcherà i confini di altri paesi dovrà tenere un comportamento corretto e responsabile. Anche in un contesto di vacanza egli rappresenta il nostro Paese e ne è in certa misura AMBASCIATORE. Ambasciatore italiano dunque egli dovrà sentirsi.
Il viaggiatore deve accettare altresì il fatto che egli stesso è responsabile della salute e della sicurezza propria e delle persone che viaggiano con lui.

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Il superamento dell’U’kwevha (Allungamento delle Piccole Labbra) tra le popolazioni Venda del Sud-Africa Stampa E-mail
Scritto da Grassivaro Gallo P. , Dionisio E.   
Martedì 29 Giugno 2010 00:00

Per  Longininfismo (Genital Stretching) si intende la modificazione espansiva delle piccole labbra (ninfe), ottenuta mediante manipolazione rituale; essa viene classificata, anche se impropriamente, dal WHO (2008) tra le Mutilazioni Genitali Femminili, nella  tipologia 4.
Si tratta di un intervento tradizionale proprio delle popolazioni dei Grandi Laghi e dell’Africa  meridionale  (GRASSIVARO GALLO et al., 2006), che è già stato oggetto di indagine da parte del  Gruppo di Lavoro Padovano con specifiche campagne di ricerca: in Uganda, in Malawi e  nella Repubblica Democratica del Congo (GRASSIVARO GALLO & VILLA, 2005/6; GRASSIVARO  GALLO et al., 2009; GRASSIVARO GALLO et al., 2008).
Nel 2009, l’interesse si è spostato nella regione di Limpopo, nel Sud Africa, tra i Venda, che vivono ai confini con lo Zimbawe (Mappa). La missione nel suo aspetto organizzativo, svolto a Padova, si è rivelata carica di imprevisti e di tentativi deludenti, per cui la coautrice, incaricata di effettuare l’indagine sul campo, ha deciso infine di partire in modo del tutto indipendente, essendo venuti a mancare anche i referenti locali. Si precisa che la raccolta delle informazioni in loco e l’iconografia presentata, si deve esclusivamente ad essa, che fu sempre però sostenuta e consigliata  dal Gruppo di Lavoro di Padova.

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Il male oscuro di Robert Schumann Stampa E-mail
Scritto da Marina Pinto   
Martedì 20 Aprile 2010 00:00

Il compositore Robert Schumann fu afflitto da disturbi mentali importanti, e la sua situazione fu talmente grave da dover essere ricoverato in una casa di cura dalla quale non uscì più. La causa di una tale dolorosa condizione non ha ancor oggi una risposta certa, perché è certo che non si trattò di una demenza senile o di una malattia di Alzheimer non riconosciuta, ma piuttosto di un disturbo manifestatosi assai precocemente, iniziato nell’adolescenza e poi sempre più aggravato nell’età adulta.
Schumann ebbe una famiglia normale, padre, madre ed una sorella maggiore. Il padre era un uomo schivo e tendenzialmente depresso, ma che comunque egli amò molto e che gli mancò terribilmente allorquando morì a breve distanza dalla sorella, la quale, minata da una malattia mentale congenita, si suicidò. La tragedia familiare, accaduta quando Schumann aveva 16 anni, scosse terribilmente la sua psiche, e fu uno choc dal quale non si riprese mai.

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Musica e depressione Stampa E-mail
Scritto da Marina Pinto   
Martedì 20 Aprile 2010 00:00

È cosa sicura: la musica può guarire dalla depressione. Non parliamo di generiche condizioni di tristezza, stanchezza o apatia, ma di uno stato patologico clinicamente accertato con il quale non si può assolutamente vivere.
Di compositori depressi la letteratura musicale è piena. Soffrirono di depressioni serie e profonde artisti del calibro di Beethoven, Mozart, Rossini, Berlioz, Paganini, Ciajkovskij, Shostakovich (ma la lista sarebbe ancora lunga), e tutti per gravi motivazioni. Beethoven ebbe come causa della depressione la sordità, Mozart ebbe dei periodi bui a causa dell’incomprensione degli altri nei confronti della sua musica, troppo all’avanguardia per il suo tempo, Rossini si ritrovò depresso ed obeso dopo una lunga vita dedicata alla musica, Berlioz e Paganini allo stesso modo sentirono il male di vivere nonostante i grandi successi delle loro opere, perché nessuno le capiva fino in fondo. Ciajkovskij dal canto suo fu depresso per motivi personali, ma ugualmente compose opere meravigliose, ed infine il grande Shostakovich si ritrovò incupito e triste per problemi derivanti da un’infanzia non certo felice ed una carriera irta di difficoltà.

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Ti ricordi quella canzone? Stampa E-mail
Scritto da Marina Pinto   
Martedì 20 Aprile 2010 00:00

L’importanza della musica nel ricordo di eventi, situazioni e persone è grandissima, così come la sua forza emotiva. Il motivo è che il cervello umano immagazzina suoni e ricordi in un’area ben precisa, la quale, sollecitata dai suoni, ritrova pensieri, ricordi ed emozioni legate alla musica.
Così ascoltare una canzone può essere come fare un tuffo nel passato, una situazione che è capitata e capita a tutti, una cosa talmente comune da suscitare la curiosità e l’interesse da parte di alcuni ricercatori americani dell’Università di Davis, in California, che, non accontentandosi della semplice esperienza, hanno cercato una spiegazione scientifica al legame tra musica e ricordi.

Un esperimento su un gruppo di 13 studenti sottoposto ad una risonanza magnetica funzionale nel momento dell’ascolto di alcune canzoni, è stato così condotto: le canzoni (un campione di 100 fra le più famose degli ultimi anni) sono state scelte fra quelle del periodo in cui i soggetti avevano un’età compresa fra gli 8 ed i 18 anni, prendendo in esame quindi un periodo fondamentale della loro vita di bambini ed adolescenti, ed il loro ascolto doveva essere in seguito riferito in collegamento ad uno o più ricordi.
Ogni giovane ha riconosciuto una media tra le 17 e le 30 canzoni del campione proposto, di cui una media di 13 legate a ricordi familiari o personali in genere piacevoli (canzoni imparate a scuola o a casa, quelle legate alle vacanze, al primo innamoramento e così via).

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Vivere di musica Stampa E-mail
Scritto da Marina Pinto   
Martedì 20 Aprile 2010 00:00

Vivere a contatto con la musica significa vivere meglio, e questa è una certezza assoluta.
Lasciando per un attimo da parte tutto ciò nella Musicoterapia viene ormai da anni praticato per molte patologie (fisiche e psichiche), è certo che con la musica la nostra esistenza compie senz’altro un salto di qualità, tant’è che è ormai risaputo che la pratica musicale aiuta ad alleggerire la pesantezza della quotidianità, aumenta la creatività, placa il dolore, rafforza il coraggio, raffina il gusto, stimola l’intelletto, protegge gli affetti e rinvigorisce la salute, agendo inoltre sullo sviluppo fisico e psichico di ogni soggetto influenzandolo positivamente dal punto di vista personale e sociale, divenendo in tal modo una risorsa importante della vita umana.

Il potere evocativo della musica è immenso, ed è certo la prima qualità che le si riconosce. Infatti, indipendentemente dalla nostra volontà, ogni musica sa far emergere in noi ricordi ed emozioni più o meno sopite, ci fa abbozzare riflessioni, ci sussurra idee e pensieri esaltandoci ed emozionandoci, e ci racconta storie, ci libera dalle oppressioni, ci porta messaggi universali, insomma, è una forza grandissima, nessun’altra arte può e sa fare tanto. Insomma, la musica è la panacea della vita, tutti ne abbiamo bisogno, dal concepimento alla morte.

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Goffredo Mameli e la Repubblica Romana del 1849 Stampa E-mail
Scritto da Silvia Mattoni   
Martedì 23 Marzo 2010 00:00

L’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria
inaugura l’anno accademico 2009-2010

Con l’approssimarsi delle celebrazioni per il 150°anniversario dell’unità d’Italia, l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria ha voluto dedicare al tema ‘Goffredo Mameli e la Repubblica Romana del 1849’ la cerimonia inaugurale dell’Anno Accademico 2009-2010 (nell’ottantanovesimo anno  dalla sua Fondazione) che si è tenuta il 18 marzo a Roma presso la Sala Alessandrina, all’interno del Museo storico dell’Arte Sanitaria del Complesso Monumentale di Santo Spirito.

Per l’occasione è stata data anche adeguata sistemazione ad un cimelio, da tempo in possesso del Museo, rappresentato dalla lastra di marmo sulla quale fu deposto il corpo esanime di Goffredo Mameli, deceduto in seguito all’amputazione di una gamba per una ferita ricevuta durante la battaglia per la Repubblica Romana.  

Sin dalla sua fondazione, nel 1920, l’Istituto Storico Italiano dell’Arte Sanitaria’, poi ‘Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria’, si è particolarmente dedicato non solo ad accrescere e valorizzare la raccolta del museo, dell’archivio e della biblioteca già esistenti, ma anche alla pubblicazione degli atti e memorie dell’Accademia.

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Le immigrate africane del veneto e le iniziative di prevenzione alle MGF Stampa E-mail
Scritto da Pia Grassivaro Gallo   
Martedì 23 Febbraio 2010 00:00

In Italia, per contrastare le MGF si è giunti nel 2006 alla formulazione della legge “Consolo”, n.7  (www.camera.it, 2006).
Essa si articola complessivamente su due piani, negativo e positivo diretti rispettivamente  all’eliminazione dell’aspetto traumatico ai genitali e alla prevenzione. Quest’ultima è costituita di un corpus propositivo, molto realistico, perché comprensivo anche del corrispondente budget per attuare le iniziative previste.
In data 13/08/2007 sulla gazzetta Ufficiale n.187 in risposta all’art.3 della legge (sulla predisposizione di campagne informative e di sensibilizzazione rivolte agli immigrati, alle strutture sanitarie e ai servizi sociali), il Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità ha pubblicato un bando ad hoc per il finanziamento di progetti volti alla prevenzione e al contrasto delle MGF (www.retepariopportunità.it, 2007). L’ammontare delle risorse  per gli stessi è stato precisato in 4 Milioni  di Euro ed erano rivolte a specifici soggetti proponenti (soprattutto Regioni, Enti Locali e Amministrazioni del Servizio sanitario Nazionale).
Tra i progetti che hanno risposto al bando, dieci hanno ottenuto la approvazione del ministeriale ed hanno svolto l’impegno previsto entro il 2009, concludendosi con conferenze di chiusura dove venivano presentati sia le iniziative come i risultati ottenuti e/o previsti.

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L’ascolto terapeutico Stampa E-mail
Scritto da Marina Pinto   
Martedì 23 Febbraio 2010 00:00

L’ascolto terapeutico è un’attività che coinvolge corpo e mente in vari modi: per quanto riguarda il corpo il primo interessato è l’apparato uditivo, seguito dal cuore, dal sistema nervoso, da quello endocrino, e poi da pelle, respiro ed ossa, mentre dal punto di vista mentale il coinvolgimento riguarda l’inconscio, i ricordi, ed anche l’eros.
Ascoltare la musica in modo terapeutico significa principalmente abbandonarsi alle emozioni, un’attività che implica l’attivazione dell’emisfero destro del cervello, mentre il sinistro si pone in azione per rendere viva l’attenzione verso l’evento musicale che si ascolta. Detto così sembra un gran lavoro, ma non lo è affatto, perché tutto ciò avviene spontaneamente quando si ascolta attentamente una musica, così che        un ascolto musicale è davvero completo e terapeutico quando entrambi gli emisferi lavorano in sincronia e coerenza nel senso che uno è il complemento dell'altro.

Questo sistema di ascolto serve anche ad individuare le parti del corpo maggiormente sensibilizzate alla musica, ed è questo un passo molto importante per chi pratica una tale attività, perché il corpo umano risponde alla musica come un diapason, ossia producendo un proprio suono di risposta ad un qualsiasi altro suono proposto. La mente nel frattempo segue il medesimo percorso, e l’unità corpo-psiche che ne deriva sarà totalmente immersa nella musica, così l’ascoltatore diventerà esso stesso musica.
Il talamo è la parte del cervello dove giungono le emozioni per rimanervi in modo cosciente, ma attraverso il suono tali sensazioni si spingono in avanti fino a toccare corde emotive molto più profonde, e così la risposta dell’inconscio non tarda ad arrivare. Immagini e ricordi sono i primi segni di risposta dell’inconscio, il quale, superando le resistenze create dal tempo, produce il cambiamento positivo che consente all’ascoltatore di rielaborare il proprio vissuto, così che nevrosi e disturbi emotivi vari iniziano ad allontanarsi in favore di una positiva evoluzione.

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L’artista è pazzo? Stampa E-mail
Scritto da Marina Pinto   
Martedì 23 Febbraio 2010 00:00

È detto comune che gli artisti abbiano una vena di pazzia, o meglio che il loro temperamento artistico sia il motivo della loro condotta di vita insolita, sregolata e talvolta eccessiva. Naturalmente le cose non stanno affatto così, ma il fatto è che i certi pensieri o certe sensibilità spiccate dal punto di vista artistico non sono comprese da tutti, e così, ascoltando musiche d’avanguardia oppure osservando certe opere d’arte di non facile comprensione immediata, qualcuno lo afferma ancora.
E chiaro quindi che, nonostante tutto, la persistenza dell’associazione genialità-follia - più spesso declinata come genialità- malinconia – sussiste tuttora, ed è curioso trovarne traccia fin dai tempi antichissimi.

Un primo esempio lo troviamo infatti in alcuni scritti di Aristotele, che disse: “gli eccessi che la bile determina fanno sì che tutti i melanconici si distinguano dagli altri uomini, non a causa di una malattia, ma a causa della loro natura originale” (pertanto malinconia = originalità).
Interesse per l’argomento lo svilupparono anche gli uomini del Rinascimento a proposito di artisti come Raffaello e Michelangelo, il quale affermò “La mia allegrez’è la malinconia”, e poi raccontando a proposito di una cena cui aveva partecipato raccontò “ebbi grandissimo piacere, perché uscì un poco del mio malinconico, ovvero del mio pazzo” (qui invece malinconia = pazzia).

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Ecocardiografia da stress: verso una imaging verde e sostenibile Stampa E-mail
Scritto da Rosa Sicari   
Mercoledì 20 Gennaio 2010 00:00

L’ecocardiografia da stress è una tecnica che combina gli ultrasuoni con uno stress fisico, farmacologico o elettrico. L’end-point diagnostico è quello di riconoscere l’ischemia miocardica attraverso la comparsa di una alterazione transitoria della funzione regionale del cuore. Questa tecnica è stata largamente sviluppata e concettualizzata nell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e gli studi pubblicati negli ultimi 20 anni hanno consentito di costruire quelle evidenze che ne fanno oggi una tecnica standard per la diagnosi e stratificazione prognostica dei pazienti con coronaropatia. Rispetto alle tecniche con una storia più lunga e consolidata in cardiologia come le tecniche da perfusione con radioisotopi, l’ecocardiografia da stress ha la stessa accuratezza diagnostica ma il vantaggio di essere a costi molto più elevati e con potenziali effetti collaterali letali legati all’uso di radiazioni ionizzanti.

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Chirurghi riparano grave lesione del pavimento pelvico con gel di piastrine Stampa E-mail
Scritto da Massimo Mongardini   
Mercoledì 20 Gennaio 2010 00:00

Giovane profuga di guerra con lesione traumatica del pavimento pelvico (da probabile violenza), caratterizzata da una devastazione retto-vaginale e un unico meato (cloaca), è stata trattata chirurgicamente nel mese di settembre u.s. presso il Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università La Sapienza di Roma, utilizzando un composto di gel di piastrine e globuli bianchi in grado di accelerare la riparazione di questi tessuti. La donna presentava incontinenza fecale totale, infezioni urinarie ricorrenti, e impossibilità ad una vita sessuale normale. E, ad aggravare la patologia, anche una sieropositività per HIV (Human Immunodeficiency Virus) ed per HCV (Hepatitis C Virus).

Una lesione perineale, dunque, di IV grado (lesione cloacale complessa retto-vaginale) che presentava assenza del perineo ano-vulvare con contestuale distruzione dello sfintere e del setto retto-vaginale. Problematica spesso legata a parti vaginali difficili (incidenza: circa un caso ogni 5000 parti), a lesioni da fistole perianali complesse con conseguenti ascessi (molto meno frequenti e difficilmente quantizzabili) o, come in questo caso, a lesioni traumatiche.

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La ricerca non dimentica Stampa E-mail
Scritto da Fabiana Dessì   
Mercoledì 20 Gennaio 2010 00:00

E’ della metà di gennaio, pubblicata sull’ultimo numero di 'Proceedings of the National Academy of Sciences', la notizia che una ricerca made in italy, chiarisce l’origine dei danni alla memoria nel morbo di Alzheimer.
Nel mondo il 5% delle persone con più di 60 anni soffre di Alzheimer, una patologia che si manifesta con disorientamento spazio-temporale, amnesia, incapacità di riconoscere oggetti o di compiere azioni comuni come lavarsi i denti, cucinare, telefonare o scrivere. Questa malattia rende inermi e dipendenti dagli altri, incapaci di sopravvivere se lasciati da soli e spesso nell’impossibilità di riconoscere parenti e amici andando verso un progressivo e assoluto isolamento. Le origini di questa malattia non sono ancora state chiarite, mentre si sa molto di più sul funzionamento del processo di degenerazione: i neuroni cerebrali iniziano a produrre una proteina (beta-amiloide) che genera placche all'interno della cellula e dei grovigli neurofibrillari. Questa modificazione cellulare, da inizio ad una serie di eventi che portano prima ad una perdita della funzionalità sinaptica, che è probabilmente connessa con la proteina beta-amiloide la quale, in seguito, conduce alla morte del neurone.

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I danni a lungo termine delle radiazioni mediche: Dall'epidemiologia al rischio biologico Stampa E-mail
Scritto da Maria Grazia Andreassi   
Mercoledì 20 Gennaio 2010 00:00

L’uso di radiazioni in esami medici è la maggior fonte artificiale di esposizione a radiazioni e superiore a quella dovuta alle sorgenti di radioattività naturale. Le fonti mediche di radiazione erano circa un quinto della radiazione naturale nel 1987, si avvicinavano al 50% nel 1993 e sono arrivate oggi a oltre il 100% della radiazione naturale nei paesi industrializzati.
Uno studio recente, finanziato dal governo federale statunitense e realizzato dal National Council on Radiation Protection,  ha riportato che negli Stati Uniti il numero di tomografie computerizzate (TAC) effettuate nel 2006 ha raggiunto i 62 milioni, un dato venti volte superiore a quello del 1980. Nello stesso periodo di tempo gli esami di medicina nucleare con l’impiego di traccianti radioattivi sono triplicati (Mettler FA et al. Health Phys. 2008).
Gli attuali standard radioprotezionistici e le conseguenti pratiche radiologiche sono basati sulla premessa che qualunque dose di radiazione- non importa quanto piccola- può risultare in effetti clinici a lungo termine, quali  cancro, leucemia ed  effetti ereditari.
In accordo alle ultime aggiornate e autorevolissime stime del Comitato per lo Studio degli Effetti Biologici delle radiazioni ionizzanti BEIR VII  (Biological Effects of Ionizing Radiation, BEIR VII 2006), per una singola esposizione a 15 mSv -corrispondente a 750 radiografie al torace (Picano BMJ 2004)- di un’angio-TAC coronarica la stima di rischio di cancro è pari a 1 su 750 pazienti esposti.
E’ importante sottolineare che il rischio di cancro varia molto in funzione dell’età (minore nell’anziano rispetto all’adulto) e del sesso (maggiore nella donna rispetto all’uomo, a tutte le età della vita). I bambini sono a rischio molto più alto rispetto agli adulti perché hanno cellule in divisione rapida e hanno una maggiore aspettativa di vita al momento dell’esposizione. Per una stessa esposizione radiologica, il bambino di 1 anno ha una probabilità 10-15 volte maggiore rispetto all’adulto di 50 anni di sviluppare un cancro.

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Una questione di pelle Stampa E-mail
Scritto da Fabiana Dessì   
Martedì 22 Dicembre 2009 00:00

Una  pelle nuova, nuova  in senso stretto, che permetterebbe agli ustionati di attendere la rigenerazione di quella propria: questa è la grande “invenzione” che arriva dalla Francia alla fine di Novembre.
La pelle definita “usa e getta” è stata creata da  Christine Baldeschi  presso l'INSERM  (Institute for Stem Cell Therapy and Exploration of Monogenic Diseases) presso Evry Cedex .
Il rivestimento del corpo,quello che comunemente chiamiamo pelle, svolge un ruolo importante nella fisiologia umana. La pelle ha  una  funzione protettiva poiché rappresenta una  barriera difensiva tra il corpo e l'ambiente esterno; una funzione sensoriale in quanto sono presenti delle terminazioni nervose, che ricevono e trasferiscono al cervello vari  stimoli  come il calore e il dolore; una funzione escretrice che le consente di eliminare  con il sudore, una certa quantità di sostanze di rifiuto che danneggiano l'organismo ed infine una  funzione di assorbimento e scambio poiché essa  non è completamente impermeabile ai gas, consentendo la traspirazione.

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Individuato nuovo gene responsabile della Sindrome di Noonan Stampa E-mail
Scritto da Elia Di Schiavi, Viviana Cordeddu, Marco Tartaglia   
Martedì 22 Dicembre 2009 00:00

Un nuovo gene-malattia responsabile della sindrome di Noonan è stato scoperto grazie alla collaborazione di alcuni Istituti italiani ed americani. Il lavoro descritto nell’articolo Mutation of SHOC2 promotes aberrant protein N-myristoylation and causes Noonan-like syndrome with loose anagen hair è stato recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Nature Genetics (Nat Genet. 2009 Sep;41(9):1022-6).
Il lavoro, coordinato dal dr. Marco Tartaglia dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) di Roma e dal dr. Bruce. Gelb della Mount Sinai School of Medicine di New York, e con la collaborazione dei dr. Elia Di Schiavi e Paolo Bazzicalupo dell’IGB del CNR, ha permesso di individuare, con un approccio multidisciplinare SHOC2 come nuovo gene reponsabile di questa malattia dello sviluppo.

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La musica che aiuta i “piccolissimi” Stampa E-mail
Scritto da Marina Pinto   
Martedì 17 Novembre 2009 00:00

Si sa che una mamma in attesa che ascolta della musica rende felice anche il suo bambino e lo fa crescere più sereno, ma oggi una tale verità diventa ancora più importante grazie ad una nuova ed interessante scoperta dei centri ospedalieri di ricerca canadesi: la musica aiuta i neonati prematuri a crescere e svilupparsi in buona salute.

I ricercatori dell’Università di Alberta, in Canada, hanno infatti notato che i prematuri sottoposti ad un ascolto musicale durante la loro permanenza in incubatrice crescono di peso con più rapidità, sono più tranquilli ed hanno una degenza più breve. La stessa musica ha inoltre degli effetti benefici sulla loro frequenza cardiaca e respiratoria (spesso in una situazione delicata proprio perché insufficiente), così che i piccolissimi pazienti si giovano di una “terapia musicale” indolore ed efficace fin dai primi giorni di vita.

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Musicisti e malasanità Stampa E-mail
Scritto da Marina Pinto   
Martedì 20 Ottobre 2009 00:00

Esempi in Beethoven e Schubert

Tra le morti dei musicisti della storia non possiamo ignorare quelle arrecate dalla malasanità del tempo, una circostanza purtroppo allora molto diffusa, prodotta in parte dalla scarsa conoscenza della scienza di quei tempi lontani, ed in parte, a volte, anche dall’imperizia dei medici.

Questo fu in verità il caso del grande Beethoven, il quale, oltre ad essere portatore di molte patologie (dalla sordità alla gastroenterite fino alla cirrosi, passando per attacchi d’asma,  polmoniti, eritemi diffusi, poliartriti, costipazioni, coliche addominali, cefalee e prostrazioni), morì per un errore del suo medico, il dottor Andreas Wawruch, il quale avrebbe cercato di disinfettargli una ferita - causata anch’essa da una manovra imperfetta di drenaggio che avrebbe dovuto liberare i polmoni del musicista da un eccesso di liquido dovuto ad un’infezione - con un unguento a base di piombo e mercurio, un medicamento al tempo piuttosto usuale ma non certo salutare, visto che il metallo alla base del rimedio, pur mantenendo una sua peculiarità antibatterica, si rivelava velenoso per l’uomo, specie se somministrato in alte dosi. La pomata incriminata sarebbe quindi passata dai tessuti all’interno, allo stomaco e poi al fegato, il quale, già seriamente compromesso dalla cirrosi (provocata da un eccessivo consumo di alcolici), non avrebbe avuto la possibilità di difendersi, così da trasformare il presunto rimedio medico nella causa della fine del musicista.
A scoprire una tale verità è stato il patologo viennese Christian Reiter, il quale ha analizzato due capelli del musicista facenti parte di una ciocca prelevatagli da alcuni amici a mo’ di reliquia al momento della morte, un cimelio che, passando di mano in mano, di laboratorio in laboratorio ed anche di asta in asta (è così che il ricercatore ne è venuto in possesso nel 1989), ha praticamente fatto il giro del mondo svelando tante ed importanti informazioni sul suo celebrato possessore.

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Inglesi e francesi uniti nella lotta all’Alzheimer Stampa E-mail
Scritto da Fabiana Dessì   
Martedì 22 Settembre 2009 00:00
Un gruppo di ricerca diretto da Julie Williams, professore di Genetica neuropsicologica dell’università’ di Cardiff in Gran Bretagna e da Philippe Amouyel dell’Istituto Pasteur di Lille in Francia, ha aggiunto un importante contributo al fine di trovare una cura per l’Alzheimer.
I risultati di questo studio, presentato sull'ultimo numero della autorevole rivista Nature Genetics,
sono dei primi di settembre e riguardano tre geni chiamati: ‘Clu’, ‘Picalm‘ e ‘Cr1‘ le cui variazioni potrebbero, insieme ad un altro gene, già conosciuto da qualche tempo, che controlla l’ APOE4, mostrare i meccanismi che conducono alla malattia.
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