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In data 08.05.07
Massimiliano Cannata

Anno 4
Edizione Maggio 2007





L’innovazione nella Pubblica Amministrazione

Più concorrenza per innovare

Firma digitale, informatizzazione dei documenti, posta elettronica certificata, sono le principali killer application di cui dipendenti e funzionari non sanno più fare a meno e che stanno progressivamente cambiando il volto della PA. Con 1380 milioni di Euro nel 2006 la spesa informatica delle amministrazioni locali è risultata in crescita del 2,9% rispetto al 2005, un dato ancora più confortante perchè in contro tendenza rispetto a quanto si registra a livello centrale (-2,4%).

La performance è spiegabile nell’ottica di una aumentata sensibilità pubblica verso le opportunità che offre l’innovazione tecnologica. La ricerca di una maggiore efficienza organizzativa, il miglioramento dei servizi, la sperimentazione di nuove applicazioni per il welfare, la sicurezza e l’ambiente sono sintomi chiari che “il governo dei processi passerà sempre più attraverso le reti digitali che non sono – per usare la definizione di uno dei massimi esperti a livello mondiale come Manuel Castells - un semplice sistema di trasporto, ma la parte integrante di costruzione del valore, paragonabile ad un’intelligenza attiva”.

Non sono tutte luci. A passo di lumaca, infatti, vanno i piccoli comuni e le comunità montane, che lasciano alle Regioni il primato di sfoderare dinamica progettuale e propensione al mutamento. L’intera spesa pubblica hi-tech della PAL mostra, in particolare, come il 43% degli appalti informatici sia appannaggio di società controllate dalla stessa pubblica amministrazione, percentuale che sale al 47% nel caso delle Regioni, che rappresentano il maggior centro di spesa in informatica con 421,7 milioni di euro equivalente ad oltre un terzo della spesa complessiva. Si tratta del cosiddetto mercato captive dominato dal fenomeno dell’ “in house” che, in termini più semplici, vuol dire affidamento diretto degli incarichi da parte del pubblico a fornitori senza il ricorso alle gare, che significa di fatto senza competizione.

Per sbloccare l’empasse – ha spiegato il Presidente di Hitech Assinform Ennio Lucarelli – il CNEL ha deciso di aprire un tavolo con imprese sia pubbliche che private, che andrà integrata dalla costituzione di un Osservatorio Indipendente per analizzare il livello dei servizi che gli Enti Locali offrono ai cittadini in un quadro di confronto europeo”.

Se si va a vedere in dettaglio, (il campione preso in esame comprende 900 amministrazioni tra Regioni, Province, Comunità Montane e Comuni) si nota che sono proprio le Regioni a guidare i trend, con una propulsione degli investimenti (+6,5%) che è pari al doppio rispetto al 2005.

Ma proprio in questo comparto che si registra il ricorso più massiccio alle società “in house” come dimostrano fatturato e bilanci. Un problema su cui si è stata richiamata l’attenzione del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Locali Linda Lanzillotta intervenuta alla presentazione: “ stiamo registrando con soddisfazione lo sviluppo degli apparati informatici e della banda larga sul territorio, che vede l’Esecutivo impegnato in una sfida che ha un valore strategico per il nostro futuro, dobbiamo, però, ancora migliorare nella capacità di organizzare la domanda della Pubblica Amministrazione che deve interagire e quindi conoscere il mercato.

Non dimentichiamo che il core business della pubblica amministrazione deve coincidere con la soddisfazione dell’utente, il miglioramento della qualità dei servizi, la tutela dell’interesse generale. L’evoluzione del sistema dovrà portare ad un assetto in cui le società “in house” svolgeranno solo funzioni strumentali agli Enti in un quadro che guarderà cin attenzione ai criteri di efficienza e di trasparenza”.

Ritornando ad un quadro più in generale – ha commentato Giancarlo Capitani, Amministratore Delegato di NetConsulting – “si avverte una forte domanda di servizi innovativi da parte dei cittadini, che trova riscontro in un ecosistema dell’innovazione in cui ciascuno degli attori è obbligato a fare la sua parte.

Solo in questo modo si potrà liberare il valore implicito della PA e diffonderlo nel contesto produttivo”. Tra i nodi da sciogliere che emergono dal Rapporto: una scarsa cultura del cambiamento, il divario di spesa in ICT tra comuni, Regioni e Province, il Gap di know-how e di competenze, lo scarto territoriale delle dotazioni infrastrutturale e degli accessi a banda larga, la bassa interoperabilità operativa tra gli Enti e, infine, i risultati ancora al di sotto delle aspettative dell’e-government .

Autore: Massimiliano Cannata




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