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Articolo pubblicato il 17-10-2005
di Roberto Panzarani1
Numero 21 - Anno 2 17 Ottobre 2005
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L'innovazione dovunque
La vita è l'arte dell'incontro
Vinicio De Morais
L'innovazione non è un solo fatto tecnico, un metodo rigido che determina il successo di un'idea, di un'intuizione, di una proposta, è piuttosto il frutto di un'attitudine mentale, di una predisposizione psicologica che va alimentata con la ricerca, il confronto, lo scambio di più punti di vista.
Questa convinzione, maturata nel corso di un'intensa attività, ha coinvolto e continua a coinvolgere in presa diretta: intellettuali, ricercatori e manager di tutto il mondo. In tutto il mondo è in atto un profondo cambiamento culturale, un rimescolamento di abitudini e di aspirazioni che va sotto il nome ormai diffusissimo di globalizzazione. È un termine non del tutto esatto per descrivere questo groviglio di mutamenti che investe la politica e l'economia, la salute e il modo di divertirsi. L'atteggiamento della gente nei confronti di questo fenomeno dipende dal luogo in cui essa vive e dalla quantità di denaro che possiede. E tuttavia la globalizzazione non è una scelta bensì una realtà. Gli uomini hanno tessuto relazioni commerciali e culturali fin da epoche lontanissime. Nel XIX secolo, la posta, i giornali, le ferrovie transcontinentali e le grandi navi a vapore hanno creato legami ancor più forti tra gli individui e un mondo sempre più interconnesso. Oggi i computer, internet, i telefoni cellulari, la tv via cavo e l'abbattimento dei costi del trasporto aereo hanno accelerato e reso più complessi questi legami. Eppure il meccanismo è sempre lo stesso: la circolazione dei beni, delle idee, delle persone; e il cambiamento delle culture. La differenza oggi sta nella velocità e nell'ampiezza di questi mutamenti.
Ma, come nascono le idee innovative?
Se voglio essere un imprenditore di successo devo sforzarmi di seguire con coerenza tutte le possibilità che mi dà l'innovazione, altrimenti non mi trovo di fronte ad un progresso effettivo, ma solo ad un'illusione ottica.
È quindi importante rompere le barriere dei preconcetti, e coniugare evolução com elegancia2.
Il Brasile è sicuramente una nazione aperta e favorevole ad esperimenti d'innovazione, alcuni dei quali si sono rivelati di grandissimo successo.
Un esempio in tal senso, è Candeal Pequeno, la minuscola comunità schiacciata tra i grattacieli nel cuore di Salvador de Bahia che per molto tempo ha avuto la fama di favela degradata e sporca, adesso è l'esempio di una formula di successo per tutto il continente brasiliano: una favola a lieto fine che passa attraverso la musica, l'orgoglio di origine "afro" e il carisma di uno di loro che ce l'ha fatta.
"Pracatum", la scuola fondata nel 1999 dal cantautore Carlinhos Brown per trasformare la naturale vocazione musicale della sua gente in opportunità professionale per le nuove generazioni, ha già scovato talenti tra i giovani allievi e alcuni di loro hanno inciso con Marisa Monte e Daniela Mercury o sono partiti in tournée per l'Europa al seguito di Caetano Veloso.
Una scommessa vinta, quella di Carlinhos Brown e dei suoi collaboratori della "Escola Profissionalizante de Músicos Pracatum". che si trova proprio nel cuore di questo quartiere traboccante creatività e fantasia, energia che doveva solo essere raccolta perché non si disperdesse o finisse deviata da criminalità e miseria.
Quello di Carlinhos un laboratorio di sogni: nato da una famiglia della regione costiera, con l'arrivo del progresso e del primo frigorifero, la sua famiglia improvvisamente si impoverì. In pochi anni, la bidonville era cresciuta a dismisura, con le case di lamiera ammucchiate le une sulle altre, in un'intricata giungla di baracche e fango sempre più simile a un ghetto. Oggi, riconosciuto come cantautore e produttore ma soprattutto come agitatore culturale, Carlinhos ha ideato il movimento musicale "Timbalada", ha collaborato come compositore con diversi artisti brasiliani di fama internazionale. "Pracatum" è l'accademia di musica che tutti vorrebbero frequentare. Accesso gratuito riservato ai più meritevoli, quattro anni di corsi suddivisi in due cicli per ragazzi dai 14 ai 18 anni, 20 ore settimanali, coinvolgenti lezioni di gruppo per imparare a leggere, scrivere e comporre musica, professionisti che insegnano a suonare strumenti armonici, melodici e percussioni. E una sola idea di fondo: risvegliare l'anima che già pervade questo angolo di mondo e che si rispecchia nel genere della "timbalada". La scuola non fa altro che approfondire quello che i ragazzi imparano da soli per strada e mira a perfezionare le loro doti e a inserirli nel mercato musicale. A volte, vi entrano prima di completare i corsi.
L'idea di una scuola di musica per ragazzini delle favelas fa parte di un progetto di educazione più ampio, legato al concetto di "re-tribalizzazione" inventato da Carlinhos. L'obiettivo è lo sviluppo culturale del quartiere, cominciato con l'iniziativa di risanare e dipingere tutte le case. E di usare la musica per promuovere nelle nuove generazioni il senso di appartenenza alla piccola comunità. Un progetto che l'anno scorso ha ottenuto dalle Nazioni Unite il certificato Best Practice.
La scuola tenta di creare negli allievi il senso di responsabilità sociale: non basta fare di loro dei bravi musicisti, devono sviluppare una coscienza critica, è una questione di cittadinanza. Gli insegnanti vengono preparati ad affrontare nelle classi i temi che riguardano l'uomo, come il razzismo per esempio. Rientra nel sistema pedagogico della Pracatum. Il proposito è quello di formare dei 'musicisti-cittadini', che abbiano la sensibilità e la capacità di riconoscersi e identificarsi con la propria comunità.
Come scrive Giuliano Da Empoli, nel suo recente saggio, (Fuori Controllo, 2005)"è questa la brasilianizzazione. Un samba frenetico nel quale un polo carnevalesco fatto di corporeità e di teatralità, di grandi celebrazioni e di metissage entra in risonanza con un polo tragico fatto di rischi e di violenza, di astrologia e di un fatalismo che a sua volta trova sfogo nel carnevale, contribuendo ad alimentare una spirale inesauribile che oscilla costantemente tra l'orgia e il massacro, costeggiando il sublime e l'osceno fino a fonderli in un unico ritmo incessante."
L'innovazione e il nuovo profilo dell'impresa
Ma nelle aziende cosa sta accadendo? Che tipo di influenza hanno tutte queste trasformazioni? Di quale cultura e di quale tipo di leadership avremo bisogno nel mondo del lavoro che si sta disegnando?
L'impresa, che per anni è stata il "catalizzatore" dei processi di formazione e di innovazione deve "aprire i propri cancelli" verso altri mondi: il giornalismo, la cultura accademica, la ricerca, al fine di creare un'osmosi fertile di idee, creatività, proposte.
Se voliamo ancora, al di là dell'Oceano, scopriamo che lo stabilimento Volkswagen di Anchieta, a Sao Bernardo do Campo, fu il primo impianto automobilistico del Brasile, inaugurato nel 1957. Dopo aver attraversato alti e bassi, oggi il gruppo tedesco sta scommettendo su questa fabbrica: linee di montaggio all'avanguardia lavorano giorno e notte, e a breve inizieranno a sfornare la nuova Fox. Un modello concepito da un equipe di designer. Solo pochi hanno fa la chiusura dello stabilimento era data per scontata, adesso invece la musica sta cambiando: per adattare le linee di montaggio alla fabbricazione della Fox sono stati investiti 100 milioni di dollari alla fine dello scorso anno.
Rappresentano solo una piccola parte dei nuovi progetti lanciati nell'ultimo anno dai diversi gruppi stranieri presenti in questa zona, ora che il settore automobilistico ha ripreso a correre, sulla scia di un export che nel 2004 è cresciuto del 48% rispetto all'anno precedente.
Sao Bernardo, nel cuore dell' Abc, il vasto conglomerato industriale alle porte di San Paolo, rinasce. Nell'ultimo anno e mezzo a Sao Bernardo sono stati creati 17mila nuovi posti di lavoro: 7mila sono venuti fuori dal settore meccanico e metallurgico, dove l'auto ha un ruolo fondamentale.
Oltre a Volkswagen, hanno potenziato i loro impianti Scania, Toyota e sopratutto Daimler-Benz, mentre lo stesso si sta apprestando a fare la Ford.
Senza contare che questi aumenti della produzione si ripercuotono positivamente sui fornitori, sopratutto di componenti, e su quell' 80% delle 1500 aziende della città che sono piccole e medie, frutto dell'intraprendenza delle maggiori correnti emigratorie arrivate inizialmente da queste parti, italiana, giapponese e araba. La disoccupazione è scesa lo scorso gennaio al 17,1%, un tasso ancora elevato ma in continuo calo, e che comprende nel calcolo anche chi ha un impiego sottopagato.
Un operaio dell'industria automobilistica si porta a casa ogni mese 2.600 reais netti, l'equivalente di mille dollari (anche se per i dipendenti delle piccole imprese fornitrici si scende pure a 800 reais). Una piccola borghesia in espansione. Forse non si rende conto che mille dollari a Sao Bernardo consentono a questi operai una vita probabilmente più agiata che a molti dei loro colleghi europei.
Da quella che era una evoluzione lineare e progressiva dei modi di vita si è, infatti, passati ad una visione profondamente ciclica, in cui i risultati raggiunti non sono più sicuri, non sono soprattutto utili a disegnare un futuro migliore. È importante formare le persone al lavoro, che è così mutevole, così diversificato, da richiedere delle capacità critiche e una preparazione adeguata, ingredienti indispensabili per affrontare la trasformazione.
In quest'ottica è necessario trasformare le avversità in opportunità. Questa è l'unica via percorribile.
Zé Luiz è l'ideatore di Dream Model, la scuola per modelli attraverso cui 40 giovani della più grande favela del mondo a Rio De Janeiro, imparano a conoscere gli abiti, e attraverso questi a trovare una strada alternativa alla miseria. Alcuni suoi studenti, sono arrivati a fare carriera in Europa o anche negli Stati Uniti. Afro-brasiliano, 35 anni, Zé Luiz, è umbandista: per lui nella vita tutto è collegato. Alla Rocinha, lo conoscono tutti, è un trascinatore di folle. Ha vissuto con ago e filo sin da ragazzino: sua madre era sarta, faceva vestiti per l'alta borghesia carioca. Com'era scritto nel suo destino ha seguito un corso da fashion designer e poi ha lavorato nei più importanti negozi di Rio. Quel che ha realizzato fino ad oggi è sufficientemente bello da sembrare un sogno. Nel 1990 organizzò la prima sfilata di moda durante una serata di gala tenuta nel cuore della favela. La serata in sé fu un disastro ma la sfilata ebbe un incredibile successo. Un anno dopo mise in piedi il primo corso per modelli. Era ancora in una fase sperimentale, ma lavorando con i ragazzi si accorse subito che la moda aveva una straordinaria capacità di accrescere l'autostima dei ragazzi.
Il suo metodo d'insegnamento è rivoluzionario. Comincia ad insegnare loro che non sono cittadini di serie B. Zé Luiz, lavora con l'ego delle ragazze, in modo che se non dovessero diventare delle indossatrici avranno comunque superato quel complesso d'inferiorità che marchia sempre chi nasce nella favela. I ragazzi sono così meno chiusi in sè stessi e molto più sicuri.
Una volta superata questa prima fase, Zé Luiz, insegna anche l'esatto contrario, e cioè che l'ego alla fine è un illusione e che nella vita bisogna essere realisti: "una modella è anche una commerciante, una persona che deve mostrare i vestiti a gente interessata a comprarli", queste le parole di Zé Luiz.
I corsi si tengono nella scuola comunale della Rocinha, un grosso edificio in cemento armato alle falde del morro. Di sabato la scuola è chiusa e apre solo per il corso di moda, una tra le attività alternative più frequentate. Le ragazzine arrivano sempre puntualissime. Il sogno di Zé Luiz, è quello di aprire un vero centro di moda nella Rocinha. Per concretizzare i sogni Zé Luiz, ha da poco lanciato un nuovo progetto. Si chiama "Moda comunitaria", un nome tutt'altro che chic, ma che ne sintetizza bene l'intento sociale: far sì che sapere indossare un abito diventi una strada per migliorare la vita a quante più persone possibile. Nella favela, tutto è contro di te. L'unica chance che hai è fare in modo che le avversità si trasformino in possibilità. La moda per Zé Luiz, vuol dire anche questo: un modo per molti giovani di riprendersi il futuro, di rendersi conto che esistono cammini alternativi.
Le lezioni cominciano con un rito collettivo: ragazzi e ragazze si prendono per mano e si concentrano per sentire l'energia che li accomuna.
Subito dopo il raccoglimento una musica techno proveniente da un gigantesco stereo portatile segna l'inizio delle attività. Lezioni di posa, di passerella, di trucco, di portamento, insomma tutte le tecniche per diventare una modella.
Tutti imparano in fretta ma non tutti riusciranno a sfondare nella moda, ma attraverso lezioni di portamento molte ragazze hanno trovato lavoro come hostess e segretarie.
Ricerca e competitività verso nuovi equilibri
L'innovazione si nutre di scambi, confronti, interazioni. Diventa allora fondamentale sviluppare un dialogo tra imprese sostenuto dalla ricerca, dal sistema formativo, dalla comunità finanziaria, per segnare una svolta ma soprattutto per restare al passo con i tempi. Si calcola che 500.000 posti di lavoro saranno nei prossimi mesi attratti dalla Cina, dove molte aziende italiane stanno delocalizzando la loro catena produttiva.
Il distretto dovrà cambiare logiche e strategie per concentrarsi sulle attività a valore aggiunto, in quanto la dimensione piccola non basta più a sviluppare know-how e tecnologie, fattori fondamentali nell'economia della conoscenza. Altrimenti si rischia di aprire uno scenario involutivo, che può trascinare il paese in una condizione di arretratezza.
L'unica prospettiva percorribile sarà quella di valorizzare il patrimonio che la storia dell'Europa ci ha consegnato e utilizzarlo in una dimensione "glocale" che, anche in termini di mercato, arrivi a creare una catena del valore tra il nostro genius loci e l'immanenza della globalizzazione.Quando si parla di dimensione "glocale" vengono in mente le complesse dinamiche legate ai fattori della competitività, in nome della quale è necessario creare una catena del valore tra il nostro genius loci e l'immanenza della globalizzazione.
L' aggettivo "glocale", diventa un termine chiave perché utile a leggere i nuovi equilibri del pianeta. Bisogna a tutti i livelli maturare un atteggiamento di apertura alla globalità, mantenendo il baricentro sulla dimensione locale.
Borges3 nell' Aleph ci parla di Droctulf, un guerriero longobardo che durante l'assedio di Ravenna, abbandonò i suoi e morì difendendo la città che prima aveva attaccato. Lo scrittore ci dice che: "Droctulft veniva dalle selve inestricabili del cinghiale e dell'uro; era bianco, coraggioso e innocente, crudele, leale al suo capo e alla sua tribù, non all'universo.
Le guerre lo portano a Ravenna e là vede qualcosa che non ha mai visto o che non ha visto pienamente. Vede il giorno e i cipressi e il marmo, vede un insieme che è molteplice senza disordine; vede una città, un organismo fatto di statue, di templi, di giardini, di case, di gradini, di vasi, di capitelli, di spazi regolari aperti. Quelle opere lo toccano come oggi ci toccherebbe un meccanismo complesso, il cui fine ignoriamo, ma nel cui disegno si intuisse con intelligenza immortale. Forse gli basta vedere un solo arco, con una incomprensibile iscrizione in eterne lettere romane. Bruscamente, lo acceca e lo trasforma questa rivelazione: la Città. Sa che in essa egli sarà un cane o un bambino, e che non potrà mai capirla, ma sa anche che essa vale più dei suoi dei e della fede giurata e di tutte le paludi di Germania. Droctulft abbandona i suoi e combatte per Ravenna. Muore e sulla sua tomba incidono parole che non avrebbe mai compreso. Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes, hanc patriam reputans esse, Ravenna, suam.
Non fu un traditore, fu un illuminato, un convertito".
Questo splendido passaggio di Borges ci aiuta a interiorizzare sempre di più le radici profonde di una filosofia di vita che produce il bello in modo incessante e a volte inconsapevole. Un modello che si dipana nella vita dei distretti industriali italiani che costituiscono il tessuto più vitale della società italiana e di un saper fare eccellente che discende dal modello felice della bottega rinascimentale. Ma il paradigma è estendibile anche ad altri contesti, soprattutto in una realtà come quella di oggi, dominata dall'economia dell'intangibile.
Una città abituata a pensare in grande e anche in modo stravagante, è Manaus. L' Amazonas Opera Festival ha deciso di allestire l'opera wagneriana in quattro atti, L'Anello dei Nibelunghi, nel cuore della più grande foresta pluviale del mondo.
Richard Wagner immaginò il suo mondo fantastico popolato di Valchirie, gnomi e giganti sulle rive del Reno e non sul Rio delle Amazzoni.
La grandiosità e la novità dell'occasione è che il luogo scelto per l'esecuzione dell'opera è il celebre teatro Amazonas, a poca distanza dal fiume. Nel film di Werner Herzog Fitzcarraldo, il personaggio principale intraprende un folle viaggio sul Rio delle Amazzoni nella speranza di arrivare a Manaus in tempo per veder cantare Enrico Caruso nel lussuoso teatro lirico che i signori del caucciò fecero costruire per il loro divertimento.
I due allestimenti completi del ciclo dei Nibelunghi, rappresentano la prima volta che l'opera più celebre e complessa di Wagner viene eseguita e prodotta in Brasile. Per questo motivo la singolarità dell'evento ha attratto non soltanto i melomani di Rio de Janiero e di San Paulo, ma anche quelli provenienti dall' Europa e dall' America.
Paragonata alle versioni dell' Anello che vengono eseguite in Europa o in America, questa è, per forza di cose, un allestimento con un basso livello tecnologico e a bassi costi. Nonostante la sponsorizzazione di alcune aziende, il budget del festival è di appena 1 milione e 280 mila euro, per coprire non solo l'allestimento dell'opera wagneriana, ma anche il Barbiere di Siviglia, e un paio di opere contemporanee brasiliane. Ma gli interpreti e lo staff, quasi tutti brasiliani, hanno dimostrato creatività e capacità d'improvvisazione che ha sorpreso gli artisti stranieri.
Un elemento di richiamo per tanti importanti artisti stranieri è che il teatro lirico di Manaus è uno dei più famosi al mondo. La sua costruzione iniziò nel 1882, quando l'altissimo rendimento del caucciù consentì ad un ristretto gruppo di famiglie di acquisire ed ostentare ricchezze incredibili. Così nacque l'idea di importare dall'Europa i materiali più pregiati, come le 36.000 piastrelle in ceramica usate per rivestire la cupola gialla e verde che corona l'edificio.
All'interno i lampadari furono fatti venire dalla Francia, i marmi provengono dall' Italia e le scale e le ringhiere in ferro battuto dall' Inghilterra. I legni tropicali usati nella costruzione del teatro erano di provenienza locale, ma furono mandati in Europa per essere lavorati, lucidati e, in alcuni casi laminati d'oro.
Ci stiamo avviando verso una società delle emozioni e delle sensazioni, mettiamo a frutto quindi il talento in una dinamica globale, che può costituire insieme alla ricerca il valore aggiunto per vivere la globalizzazione non nella prospettiva disperante, ma nella difesa delle diversità, interpretate come ricchezza. Oggi, possiamo essere seduti in un caffè di Londra, e sorseggiare un espresso all'italiana, servito da un cameriere algerino, oppure in un pub di Nuova Delhi, dove si mangia cibo libanese al ritmo di una band filippina, in locali arredati con una testa d'ippopotamo imbalsamata e un poster d'epoca che annuncia il concerto di Grand Ole Opry in una scuola superiore di Douglas, in Georgia.
Come dice Oscar Wilde4 "il vero mistero del mondo è il visibile, non l'invisibile".
Note
- Roberto Panzarani, è docente di "Processi di Innovazione nelle Organizzazioni" presso la Facoltà di Psicologia dell'Università La Sapienza di Roma. Da molti anni opera nella formazione in Italia. E' stato tra l'altro responsabile della formazione in Alitalia, dove ha fondato l' Alitalia Business School. E' stato Presidente dell' AIF (Associazione Italiana Formatori) e Presidente di Governance (Associazione per la promozione della conoscenza e delle competenze per l'esercizio delle responsabilità direzionali). Studioso delle problematiche relative al capitale intellettuale in contesti di elevata innovazione e autore di svariate pubblicazioni, nel 1999 è stato consulente per la Presidenza del Consiglio dei Ministri nella stesura del Master Plan della Formazione. Esperto di Business Innovation attualmente si occupa dello sviluppo di programmi di formazione manageriale per il top management delle principali aziende italiane.
- Trad. It. evoluzione con eleganza
- Borges J., L' Aleph, Feltrinelli, Milano, 2003
- Wilde W., Aforismi mai scritti, Stampa alternativa nuovi equilibri, Viterbo, 2001
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Autore: Roberto Panzarani
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