Dopo la lunga crisi cominciata negli anni '90 finalmente quest'anno
possiamo registrare quella che ci appare come una vera e propria
inversione di rotta, con un aumento significativo e in controtendenza
rispetto al numero degli immatricolati, delle prime iscrizioni alle
facoltà scientifiche, in particolare a quelle definite di base.
Sono i dati a dirlo con chiarezza: in tutte le scienze di base,
le variazioni percentuali degli immatricolati sono rilevanti.
Matematica fa registrare un balzo in avanti con +30% di nuovi
iscritti, Fisica sale del 9%, Chimica del 14% e se raffrontiamo i
dati con l'ultimo biennio i risultati sono ancora più evidenti:
matematica ha collezionato un + 53% di immatricolazioni.
Fisica ha, invece, aumentato le matricole del 25% tra il 2005 e il 2007,
chimica del 24%. Si tratta di dati peraltro in difetto, perché fanno
riferimento all'80% delle immatricolazioni registrate alla fine di novembre
e non tengono ovviamente conto che tali dati potrammo avere un ulteriore
incremento, considerato che i termini per le immatricolazioni si chiudono
il 31 gennaio.
Si è superata così la crisi delle iscrizioni alle facoltà scientifiche che
aveva colpito tutta l'Europa e che in Italia è stata particolarmente rilevante.
Si tratta di una vera e propria inversione di rotta che non può essere ignorata.
Ora le forze politiche devono sostenere questo sprint, anche economicamente.
E' necessario continuare a lavorare in questa direzione. Bisogna far capire che
c'è bisogno di fisici, chimici e matematici in mille mestieri e in modo diffuso
nel mondo del lavoro. Le forze politiche devono sostenere questa inversione di
tendenza e contemporaneamente bisogna investire nelle campagne di informazione
e nelle iniziative per la diffusione della cultura scientifica.
Servirebbero, ad esempio, 3 milioni di euro per ri-finanziare per il
2007/2008 il progetto lauree scientifiche che già coinvolge 30 sedi
universitarie, 20mila docenti e 60mila studenti e prevede orientamento,
formazione degli insegnanti, laboratori. Finora gli atenei hanno creduto
in questo progetto, investendo dei soldi speriamo lo faccia anche il
governo. Il nostro è un richiamo chiaro: la ripresa c'è ma ha bisogno
di essere sostenuta. Va continuata soprattutto l'attività di informazione.
La crisi delle scienze di base, infatti, non c'è stata per una crisi di
vocazione dei giovani, ma per una cattiva presentazione di queste discipline
e degli sbocchi lavorativi che offrono. La ragione osservato è che le discipline
scientifiche sono state presentate come tali da non assicurare il posto di
lavoro e difficili dal punto di vista formativo. E' anche mancata la coscienza
che senza metodo scientifico la partecipazione democratica è meno consapevole.
L'80% dei ragazzi pensa che con matematica si possa fare solo il professore
o il ricercatore. Invece, oggi, i laureati delle scienze di base trovano
lavoro in banche e assicurazioni, imprese, tecnologia dell'informazione.
Secondo i dati Almalaurea, dei laureati del 2000 di matematica oltre il 50%
ha trovato lavoro dopo 5 anni.
Fisica sfiora la soglia del 75%, chimica la supera. Negli anni '90 la curva
delle iscrizioni di queste discipline è scesa drasticamente. Poi, nel 2000,
anche grazie alla tanto criticata riforma del 3+2, la cosiddetta riforma
Berlinguer, le immatricolazioni sono risalite. Ma il vero boom c'è stato
negli ultimi due anni.
Tra i fattori che hanno favorito l'inversione di rotta gli esperti indicano
una generale cambiamento del clima politico-culturale, con un crescente numero
di iniziative per la diffusione della cultura scientifica (musei, festival,
caffè, iniziative letterarie e teatrali), una maggiore diffusione delle
informazioni sui possibili sbocchi professionali, il piano Insegnare scienze
sperimentali promosso dal ministero della Pubblica istruzione, il Progetto
lauree scientifiche, la maggiore diffusione dei laboratori scientifici
nelle scuole.