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Articolo pubblicato il 17-12-2003
di Roberto Bucci
Numero 1 - Anno I 17 Dicembre 2003
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Cos'é la Bioetica
Bioetica, salute, health promotion: le implicazioni derivanti da diverse possibili interpretazioni dei fenomeni biologici e delle risposte della scienza medica
4 _ Bioetica ed Educazione alla Salute: alcune riflessioni
Che rapporto esiste tra Bioetica ed Educazione alla Salute? Perchè oggi siamo qui a parlare di Bioetica?
I punti fondamentali di riflessione circa l'utilità di uno spazio da dedicare alla Bioetica nel contesto dello studio dell'Educazione alla Salute mi sembra possano essere almeno 4:
* In primo luogo perchè senza l'apporto della Bioetica anche le conoscenze trasmesse dall'Educazione alla Salute corrono il rischio riduzionistico di rimanere un "sapere quantitativo", esclusivamente tecnico, in modo non dissimile rispetto a quanto può accadere per qualunque disciplina inerente l'area biomedica.
E' vero che oggi i temi dell'Educazione alla Salute oggi predominanti sembrano non aver bisogno di riflessioni morali perchè appare etico "in sè" modificare comportamenti per la salute accertatamente dannosi come il fumo, l'assenza di esercizio fisico, il consumo eccessivo di grassi animali etc.
Ma a parte il fatto che non tutti la pensano così, bisogna rilevare che la storia fornisce alcuni esempi in cui culture intolleranti e distorte hanno investito anche il tema della salute alterandone concezione e significati e producendo "mostri" anche nel campo della informazione sulla salute.
Non dimentichiamo infatti che non più tardi di 50 anni fa' sulla "salute" della popolazione vigilava l'eugenetica, la superiorità di una razza era un assunto culturale e la commistione razziale rappresentava una possibile origine di indebolimento della razza (e quindi della comunità).
E qualche decennio prima uno dei fondatori dell'eugenetica, Francis Galton, scriveva sul Daily Chronicle di non aver dubbi che "gli eletti della razza britannica siano i migliori fra gli animali umani che si producono attualmente, poichè sono possenti di mente e di corpo, veraci e risoluti, eccellenti leader delle genti di razze inferiori".
Un elemento di riflessione mi é stato offerto qualche tempo addietro dalla rilettura degli atti di alcuni vecchi congressi nazionali di igienisti italiani ed in particolare il congresso di Roma del 1932 organizzato dalla Società Italiana di Igiene (all'epoca A.I.F.I. ovvero Associazione Italiana Fascista per l'Igiene).
Il presidente in carica S.E. Prof. Dante De Blasi, Accademico d'Italia, Direttore dell'Istituto di Igiene della Regia Università di Napoli, nel suo discorso inaugurale, illustrava le benemerenze acquisite dall'Educazione alla Salute, che all'epoca si chiamava "propaganda igienica" o "educazione igienica".
"Tutto questo sistema educativo deve essere coordinato, guidato e vigilato; e credo che ad assumere una missione così alta nessun organo sia più indicato dell'Associazione Fascista dell'Igiene, vuoi perchè essa é implicitamente alle dipendenze del Partito Nazionale Fascista, al cui Segretario spetta di ratificare la nomina del Presidente, vuoi perchè ad essa appartengono molti Enti di grande valore sociale e nazionale....desidero solo riconfermare che l'Associazione ambisce di fornire propagandisti ed istruttori di squadre di propaganda, disciplinati e fedeli, in qualunque parte d'Italia essi verranno a ciò comandati dal Governo e dal Partito".
Non é difficile immaginare a quali rischi esponga un simile atteggiamento di scienziati e studiosi nei confronti del potere politico, specialmente se sostenuto da ideologie totalitarie e razziste.
Del tutto specifico, e assai delicato, il ruolo (proprio dell'Educazione alla Salute) di chi mette a disposizione della popolazione le conoscenze scientifiche del suo tempo che, se asservite a scopi di potere, possono produrre distorsioni diffuse e di grande impatto emotivo.
Ma se la scienza biomedica provvede "da sè" ad acquisire il corredo di anticorpi etici contro le distorsioni culturali del proprio tempo, sarà in ogni caso più difficile che essa venga piegata alla dimostrazione di questa o di quella impostazione filosofica, culturale o politica.
E' questo uno dei compiti fondamentali della Bioetica, ed é una novità del nostro tempo (e una garanzia in più) che venga introdotta in modo pluralistico ed articolato (Diego Gracia dice "nel rispetto di un massimo individuale e di un minimo comune") la discussione sulle implicazioni morali di ogni attività scientifica.
Su questa base sarà anche possibile creare le premesse per una normazione non unilaterale, frutto di una ampia base di discussione cui ogni cultura abbia dato il proprio apporto.
* Ancora: gli stessi problemi che si pongono in medicina e nella ricerca per l'interazione equilibrata di 3 principi ritenuti da molti autori come i principi fondamentali della Bioetica (beneficio, autonomia, giustizia) possono affacciarsi al momento di organizzare campagne di Educazione alla Salute.
Si potrebbe, cioè, parlare di impostazione etica dell'Educazione alla Salute contro quella sorta di "ippocratismo della prevenzione" che si verifica laddove lo sbilanciamento verso il principio di beneficio rischia di generare atteggiamenti verticistici e sostanzialmente autoritari dei responsabili di politica sanitaria impegnati nelle iniziative.
E potrebbe quindi essere non solo rilevante in termini di efficacia ed efficienza dell'intervento ma anche in termini di eticità porre l'accento organizzativo sulla partecipazione consapevole della popolazione evitando i flussi unidirezionali e a maggior ragione gli interventi impositivi.
In questo caso, un problema (etico) di metodologia.
* La carenza di considerazioni etiche a monte del progetto può provocare errori che ne limitano o compromettono il risultato. Basti pensare all'impostazione victim blaming, diretta conseguenza di una insufficiente valutazione in tema di equità, ed ai guasti che ha prodotto. Ricorda a questo riguardo G. Berlinguer (Questioni di Vita, Einaudi 1991) che é facile dire ai tossicodipendenti "avete scelto di esserlo" ed evitare di approfondire le cause del disagio giovanile o dire agli operai fumatori che la causa delle malattie respiratorie che contraggono é dovuta alla loro incapacità di rinunciare al vizio del fumo mantenendo però inalterate le condizioni malsane in cui si svolge il loro lavoro.
"La tendenza al victim blaming" (biasimo delle vittime), sostiene ancora Berlinguer, "e a privilegiare tra le cause complesse di patologie sociali, quelle che non mettono in discussione gli assetti del potere economico e politico, sono in contrasto con la verita scientifica e con le esigenze della salute".
Le iniziative di Educazione alla Salute impostate su questa premessa, così come quelle basate su alternarsi di premi e punizioni, non hanno dato, nel nordamerica, risultati soddisfacenti, mentre l'azione sinergica sui fattori individuali e collettivi, comportamentali ed ambientali "moltiplica la possibilità di ottenere risultati positivi".
* Infine é bene che chiunque operi in questo settore sia consapevole che la Prevenzione (e quindi più che mai l'EAS come modello di intervento di Prevenzione primaria) ha una sua eticità intrinseca ben individuabile.
Ci sono infatti dimensioni dell'intervento sanitario che oggi più che mai, anche a fronte dei crescenti costi della salute, si propongono come possibili alternative di approccio complessivo al problema per chi rifiuti di considerare inevitabile l'abbandono della sanità al governo esclusivo delle leggi di mercato.
Queste possibili soluzioni sono rappresentate dal novero di interventi che rientrano, appunto, sotto la complessiva espressione di Prevenzione.
La Prevenzione, intesa nel suo significato più ampio, attuata cioè in tutti e tre i suoi livelli di intervento (etiologica, patogenetica, riabilitativa), può rappresentare davvero una soluzione decisiva per i nuovi problemi che affliggeranno la medicina del futuro.
Se infatti alla base del crollo di fiducia verso il concetto stesso di sanità pubblica c'é proprio una crisi sostanzialmente economica dei sistemi pubblici di assistenza sanitaria é proprio a questo scenario che si rivolge il progetto di una medicina futura in cui la prevenzione, attraverso lo strumento della educazione alla salute, riesca a svolgere un ruolo fondamentale di identificazione dei bisogni sanitari reali, di contrazione della domanda e conseguentemente di razionalizzazione della gestione delle risorse.
Numerosi studi internazionali dimostrano al riguardo, dati alla mano, come l'investimento di risorse economiche nella diagnosi precoce, nella sanificazione dell'ambiente, nelle vaccinazioni, nell'informazione sui comportamenti a rischio, consente di realizzare notevoli risparmi non solo in termini di sofferenze risparmiate alla popolazione ma anche sotto il punto di vista economico.
Più risorse, quindi, per far fronte a meno malattie, ed in definitiva dunque, più efficienza.
E non solo.
La prevenzione, per sua stessa natura, si rivolge a tutta la popolazione.
Una campagna vaccinale, per dare risultati, deve raggiungere la quasi totalità della popolazione cui é rivolta.
Di un intervento di risanamento ambientale godono indifferentemente tutti gli abitanti di un territorio, così come di una campagna di informazione che mira a modificare comportamenti a rischio.
Ci sono quindi aspetti di equità, nella Prevenzione, che ne giustificano una valutazione di "eticità intrinseca".
Ostacoli, però, ad una impostazione del genere non mancano.
Uno tra i più importanti é costituito dall'intreccio tra "technologic thought" alla base della concezione della medicina moderna, che l'interesse commerciale delle lobbies industriali é costantemente impegnato ad alimentare come "mito tecnologico", ed il coinvolgimento nel mantenimento di questa dinamica delle corporazioni professionistiche ed accademiche della medicina.
Questa sinergia può esercitare potenti condizionamenti sulle scelte di investimento economico e sugli orientamenti dell'opinione pubblica, impedendo di fatto alla gente di scegliere secondo i propri reali interessi attraverso l'azione di una serie di condizionamenti a volte espliciti, ancor più spesso impliciti o "subliminali".
D'altronde già trent'anni fà un illustre igienista come A. Seppilli (47) descriveva efficacemente la diversità di stati d'animo tra chi "malato, tormentato dalle sue sofferenze, dalla sua invalidità, dal terrore della morte, si rivolge al medico per avere da lui rimedio al male, superamento del suo terrore, fiducia nella ripresa e nella guarigione" e chi invece "sano e normale di mente non si sente angosciato dal pericolo del male; é sicuro del suo benessere, non sente il bisogno di consigli e tanto meno di indagini più o meno fastidiose".
La Prevenzione deve dunque affermarsi innanzitutto come cultura, come informazione di massa sostenuta dall'impegno dello Stato.
Ciò reclama l'esigenza indifferibile del recupero di una prospettiva di democratizzazione della medicina che é una delle più valide garanzie, oltre che di autentica umanizzazione della medicina stessa, anche di un sistema sanitario pubblico in grado di proporsi non solo come intrinsecamente equo ma anche, finalmente, efficace ed efficiente.
BIBLIOGRAFIA
G. Berlinguer - Questioni di vita - Einaudi
G. Berlinguer - Etica della Salute - Il Saggiatore
A. Di Meo, C. Mancina - Bioetica - Sagittari Laterza
E. Sgreccia - Manuale di Bioetica - Ed. Vita e Pensiero
D. Gracia - Fondamenti di Bioetica, sviluppo storico e metodo - Ed. San Paolo
AAVV - Atti dell'VIII Congresso Nazionale dell' AIFI - Roma 1932
G. Vanini , R. Bucci - Storia dei Congressi degli igienisti italiani, 1921-1988 - Vol. fuori commercio
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Autore: Roberto Bucci
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