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Articolo pubblicato il 17-12-2003
di Roberto Bucci

Numero 1 - Anno I
17 Dicembre 2003





Cos'é la Bioetica

Bioetica, salute, health promotion: le implicazioni derivanti da diverse possibili interpretazioni dei fenomeni biologici e delle risposte della scienza medica


2 _ Qual'é la ragione d'essere della Bioetica nel contesto delle scienze biomediche?

Per meglio comprendere quale posto ha la bioetica nel panorama delle scienze biomediche, è opportuno considerare il concetto di SCIENZA SPERIMENTALE.

Le scienze sperimentali sono così definite perchè basate sul metodo della sperimentazione, messo a punto da Galileo e Bacone, e successivamente applicato anche alla Biologia ed alla Medicina.

Il metodo sperimentale percorre un itinerario che ha inizio dalla osservazione, occasionale come nel caso di Fleming e della penicillina, sistematica, e quindi programmatica, come accade, ad esempio, nella sperimentazione dei farmaci.

Una volta effettuata l'osservazione dei fatti (fisici, chimici, biologici etc.), si procede alla elaborazione di una ipotesi interpretativa (II passaggio).

A questo riguardo è stato giustamente osservato che fu Claude Bernard a sistematizzare il metodo sperimentale in medicina ed a dare particolare riscontro al momento dell'ipotesi interpretativa, che Bernard elevò a dignità di momento di genialità creativa, affidando alla capacità di intuizione del ricercatore la possibilità di ottenere, dalla ricerca, i migliori risultati possibili.

In ciò Bernard supera la concezione di Dilthey di "scienza esatta" che ancorava l'osservatore al fatto naturale, poco concedendo all'interpretazione del fenomeno.

Anche nelle "scienze esatte", dunque, c'è il momento della soggettività e della creatività, che trovano spazio proprio all'interno del metodo sperimentale, quando dall'osservazione, occasionale o sistematica, si passa alla ipotesi.

L'IPOTESI INTERPRETATIVA viene poi applicata sperimentalmente (verifica sperimentale - III passaggio) in modo da poter effettuare la VERIFICA DEL RISULTATO.

Se il risultato comprova l'ipotesi, allora si può affermare che è stata "catturata", se così si può dire, la legge naturale che governa il fenomeno.

Ci si "impossessa", cioè, di ciò che la natura fa riproducendolo sperimentalmente.

In altre parole, chi riesce ad impossessarsi dei segreti della natura attraverso la conoscenza dei modi e delle dinamiche causali che ne governano i fenomeni, trasforma il sapere in potere, un potere che si può esercitare sulla natura stessa, riproducendone i fenomeni.

Il limite del metodo sperimentale è costituito dal fatto che esso consente di prendere in considerazione solo gli aspetti QUANTITATIVI della realtà, quelli cioè che si possono in qualche modo quantificare, contare, misurare, e che possono quindi essere tradotti in statistiche, formule, equazioni etc.

Ciò ha permesso al metodo sperimentale di far compiere grandi progressi ad alcune scienze (le scienze "sperimentali", appunto) proprio perchè muovendosi su di un terreno esatto, concreto, misurabile, il metodo sperimentale consente a ciascun ricercatore di partire dal punto cui è pervenuto un altro ricercatore, in una costante progressione lineare di nuove scoperte.

Questo percorso esatto, verificabile, trasmissibile, progressivo, non prende però in considerazione gli aspetti "qualitativi" della realtà, come sono, appunto, gli aspetti etici.

Un esempio di tale "incompletezza" intrinseca al metodo sperimentale può essere dato dal seguente esempio.

Ferma restando la possibile utilità scientifica di una serie di dati sperimentali ottenibili da sperimentazioni effettuate su embrione di coniglio, tale messe di dati non ci fornisce alcuna indicazione su di un problema "qualitativo" quale la questione di rilevanza etica rappresentata dalla accettabilità o meno che tali dati possano essere ottenuti effettuando la sperimentazione sull'embrione umano.

Ovvero non emerge dalla sperimentazione la differenza ontologica tra i due embrioni.

Si può allora concludere che IL SAPERE SPERIMENTALE E' UN SAPERE ESATTO MA NON E' UN SAPERE TOTALE, PERCHE' MANCA DELL'ASPETTO QUALITATIVO, ONTOLOGICO, FINALISTICO, E, IN DEFINITIVA, ETICO.

A questo punto è possibile tentare di dare una risposta al quesito iniziale circa il "posto" della bioetica nel panorama delle scienze sperimentali biomediche.

Un esempio di come tale "completamento" può aver luogo é dato dal confronto di opinioni che caratterizza il dibattitio etico inerente la ricerca sperimentale.

Una teoria, sostenuta da Dulbecco (cfr. "Ingegneri della vita"), pone l'accento soprattutto sulla necessità di una presenza dell'etica nella ricerca nel momento applicativo del risultato ottenuto (ad es. una volta scoperto il meccanismo del DNA ricombinante che consente di "fare" ingegneria genetica, l'etica deve intervenire per vigilare su "dove" si possa e si debba applicare questa scoperta).

A questa impostazione limitativa (o comunque un pò "sbilanciata") della funzione della bioetica nella ricerca sperimentale si oppone una concezione estensiva che identifica almeno altri 2 momenti di rilevanza etica in una ricerca sperimentale che, secondo questa interpretazione, meritano almeno altrettanta attenzione.

1) Un'istanza di etica intrinseca alla ricerca stessa, che deve essere necessariamente essere condotta eticamente per essere valida (scrupolo metodologico, veridicità, obiettività).

2) Un'esigenza etica connaturata al fine stesso per cui una ricerca è intrapresa (OMNES AGENS INTELLIGENS AGIT PROPTER FINEM - S. Tommaso d Aquino).

Ebbene, così come per la ricerca sperimentale, anche per tutti gli altri ambiti del sapere e della attività biomedica si pone la stessa esigenza di completamento del sapere, di affiancare la "coloritura" qualitativa alla messe di dati quantitativi acquisiti sperimentalmente.

In definitiva, quindi, rispetto al riduzionismo metodologico del metodo sperimentale, l'etica risulta necessaria per un ulteriore e quasi riassuntiva ragione che potremmo definire come una ISTANZA INTEGRATIVA e cioè: per una valutazione globale di un processo di ricerca e di sperimentazione, poichè il metodo sperimentale osserva solo l'aspetto quantitativo, si pone il dovere di porre le domande che oltrepassano l'aspetto quantitativo ed investono gli aspetti assiologici della ricerca.




Autore: Roberto Bucci


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