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Articolo pubblicato il 17-01-2005
di Prof. Walter Pasini
Direttore Centro OMS
Medicina del Turismo

Numero 11-12 - Anno 2
17 Gennaio 2005





Il Vaiolo: Malattia Eradicata ed Arma di Distruzione di Massa

Vaccinazione contro il Vaiolo Il Vaiolo è una malattia infettiva grave, contagiosa, con un tasso di mortalità che storicamente è stato del 30% circa. Non esistono altri serbatoi in Natura ad eccezzione dell'uomo e quindi la malattia si trasmette da uomo ad uomo. La malattia è stata eradicata, ma non deve essere dimenticata o ricordata come malattia per musei o biblioteche, per la possibilità che accidentalmente o deliberatamente venga reintrodotta con le sconvolgenti conseguenze che avrebbe.

Il vaiolo è stato eradicato grazie ad una straordinaria campagna di vaccinazione di massa promossa dall'Organizzazione Mondialeù della Sanità su Scala Mondiale.

Fù nel 1956 che L'OMS incominciò il primo programma per eradicare il Vaiolo attravareso la vaccinazione.

Il primo periodo di questa campagna fù infruttuoso perchè si scontrò probabilmente con due difficoltà connesse alle caratteristiche dell'infezione:

  1. la durata dell'immunità che pur avedno differenze individuali cospicue, sembrava avere una durata di 5-7 anni comportando notevoli sforzi per la rivaccinazione e
  2. i casi subclinici in persone che pur essendo state vaccinate manifestavano la malattia in modo meno grave, in forme cliniche meno facilmente diagnosticabili, ma che pur tuttavia rimanevano contagiosi.
Alla fine degli 60', l'OMS intensificò la campagna di vaccinazione di massa in ogni paese infetto e implementò una strategia mirante a vaccinare rapidamente le persone venute a contatto con i casi di vaiolo verificatisi (ring vaccination).

Questa nuova fase venne chiamata Global Intensified Eradication Program (1967-1977). Il programma venne diretto a Ginevra dal Dr. D. A. Henderson.

La riduzione del numero dei casi fù particolarmente drammatica in India, il paese con il maggior numero di casi. Nel 1972 i casi erano ancora 27'407, nel 1973 diventavano 87'240, nel 1974 188'003, passando nel 1975 a 1'436. Nel 1976 gli unici casi clinici documentati avvennero in Etiopia.

L'ultimo caso clinico si verificò in Somalia nel 1977. Negli Stati Uniti, l'ultimo caso si era verificato molto prima, nel 1949.

L'8 Maggio 1980, l'Assemblea Mondiale della Sanità dichiarò eradicata la malattia. La vaccinazione di routine contro il vaiolo fù sospesa in Italia nel 1976 e negli USA nel 1972 perchè non fù considerata più necessaria per la prevenzione e perchè venne stimato che gli effetti indesiderati della vaccinazione fossero a quel punto più probabili e pericolosi (considerando naturalmente le probabilità su tutta la popolazione del paese) rispetto al rischio-malattia che diventava remoto considerando il livello di immunità su scala mondiale.

Successivamente l’OMS stabilì che i ceppi esistenti di virus confluissero in due soli laboratori: uno in Russia e l’altro negli USA ad Atlanta.

Poiché non esiste certezza assoluta che gli unici ceppi esistenti siano effettivamente solo nei due laboratori di riferimento e che non esista al contrario uno stato o un gruppo di terroristi che disponga di questa potenziale arma di distruzione di massa è importante ricordare ai medici le caratteristiche della malattia poiché una diagnosi rapida rappresenta il primo step verso il controllo di un’epidemia che potrebbe rivelarsi di gravità inaudita.

Esistono due forme cliniche di vaiolo: variola major e variola minor. La forma maggiore, la classica, è la più grave ed anche la più comune e si manifesta con febbre e con un esantema diffuso su tutto il corpo. Ne esistono quattro forme cliniche: la forma ordinaria (che si ha nel 90% e più dei casi), quella modificata, più lieve e che si manifesta in persone precedentemente vaccinate), la forma piatta e quella emorragica. Queste ultime due sono più rare, ma molto severe, essendo quasi sempre fatali. La forma minore è molto meno grave, con un tasso di mortalità che storicamente è stato dell’1% ed anche meno. Tale forma assume dunque scarsa rilevanza dal punto di vista epidemiologico.

L’ esposizione al virus è seguita da un periodo di incubazione in cui il paziente non ha alcun sintomo e può sentirsi perfettamente bene. Questo periodo di incubazione dura 7-17 giorni con una media di 12-14. Durante questo periodo, il paziente non è contagioso.

Successivamente si entra in una fase prodromica caratterizzata da febbre, generalmente alta, e da uno o più dei seguenti sintomi:

  • malessere generale,
  • mal di testa
  • mal di schiena
  • senso di prostrazione,
  • dolore addominale intenso,
  • vomito,
  • brivido.
Il periodo prodromico, durante il quale il paziente è costretto ad interrompere la sua normale attività, dura dai 2 ai 4 giorni. In questa fase il paziente può trasmettere l’infezione.

La malattia è caratterizzata poi dalla comparsa di un esantema maculo-papulare che compare prima sulla mucosa della lingua e nel faringe, che si ulcerano rapidamente per l’assenza dello strato corneo- da dove una grande quantità di virus viene rilasciato nella saliva. La titolazione del virus è più alta durante la prima settimana della malattia, in corrispondenza con il periodo durante il quale i pazienti sono più contagiosi.

L’esantema evolve centrifugalmente dal capo e dagli avambracci verso il tronco e le gambe.

Le lesioni possono comparire anche sul palmo delle mani e dei piedi. Generalmente l’esantema copre tutte le parti del corpo nel giro di 24 ore, con maggior densità nella faccia e negli arti, meno sul tronco. Queste caratteristiche la distinguono dalla varicella dove la maggior concentrazione delle lesioni si hanno sul tronco (distribuzione centripeta).

Le papule si trasformano progressivamente in vescicole e quindi in pustole.

Contrariamente alla varicella, malattia con cui viene fatta diagnosi differenziale, l’esantema appare uniforme, evolve allo stesso stadio avendosi così o tutte papule, o tutte vescicole o tutte pustole, non come la varicella che si presenta con un esantema “a cielo stellato” con lesioni di diverso tipo di evoluzione.

Le vescicole e le pustole sono situate in profondità nel derma, sono dure, di forma circolare, ben riempite. Si palpano bene quasi come vi fosse un oggetto estraneo sotto la cute.

        


La fase pustolosa dell’esantema dura 5 giorni ed il paziente rimane naturalmente contagioso.

Le pustole evolvono poi in croste che diventano poi escare. Le croste cominciano generalmente a formarsi l’ottavo-nono giorno dall’inizio dell’esantema. Anche questa fase dura circa 5 giorni ed il paziente rimane contagioso.

Anche nella fase durante la quale le croste cadono - che generalmente dura anch’essa 5 giorni - il paziente rimane contagioso. Quando tutte le croste sono cadute, non vi è più contagiosità. Sulla cute del paziente rimangono cicatrici infossate tali da dar luogo ad una cute butterata.

Il periodo di massima contagiosità è quello dei primi 7-10 giorni seguenti l’inizio dell’esantema.

Oltre alla rapida diagnosi della malattia, il controllo di una eventuale epidemia deve basarsi sul rapido isolamento dei malati, sulla ricerca dei contatti e sulla vaccinazione, con i vaccini di nuova generazione, degli operatori sanitari e di tutti i soggetti potenzialmente a rischio.


Autore:

di Prof. Walter Pasini
Direttore Centro OMS
Medicina del Turismo





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