Articolo pubblicato il 17-01-2006
di Walter Pasini
Direttore Centro OMS
Medicine del Turismo
Numero 24 - Anno 3 17 Gennaio 2006
Aviaria - Gli ultimi casi e la pandemia
I casi di influenza aviaria in due fratelli riportati in Turchia rappresentano
un importante elemento di novità per quanto riguarda la diffusione della malattia
e la valutazione del rischio pandemia in quanto si tratta dei primi casi in Europa
di una trasmissione dell’infezione da animale all’uomo e per il fatto che la
malattia ha interessato più componenti dello stesso nucleo familiare.
Per fronteggiare il rischio pandemia e tutelare la salute globale,
l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha creato da qualche mese il
Global Influenza Preparedness Plan che definisce gli stadi di una pandemia,
sottolinea il ruolo dell’OMS e fornisce raccomandazioni per misure nazionali
prima e durante una pandemia. Secondo questo piano, il mondo si troverebbe nella
Fase 3 caratterizzata dalla presenza di infezione/i con un nuovo sottotipo senza
trasmissione uomo-uomo o al massimo rari episodi di trasmissione per uno stretto
contatto.
La presenza di clusters ( più casi nello stesso gruppo familiare o nella
stessa comunità in cui si vive) rappresenta la caratteristica peculiare
della Fase 4. In tale fase si verificherebbe una limitata trasmissione
uomo-uomo, la trasmissione è altamente localizzata suggerendo che il virus
non si adatta bene agli umani.
E’ difficile stabilire subito se l’infezione dei fratelli in Turchia
sia stata determinata dalla comune esposizione con animali infetti o
se invece da una trasmissione interumana. Altri clusters si erano verificati
nei mesi scorsi in Indonesia, Vietnam e Thailandia. L'aumento di questi casi
potrebbe far pensare ad una progressiva evoluzione verso la fase 4.
Per il momento si tratta di un cluster in più.
Resta il fatto che i casi devono richiamare i paesi europei ad una stretta
sorveglianza e a un rigoroso controllo dell’infezione nel pollame e negli
uccelli migratori. Ogni caso di infezione aviaria nell’uomo rappresenta
un’occasione in più che si dà al virus di mutare sfavorevolmente per l’uomo.
La dimensione degli scambi commerciali e soprattutto la quantità di viaggiatori
internazionali ( oltre 700 milioni di arrivi internazionali all’anno) farebbe sì
che l’epidemia diverrebbe pandemia probabilmente nell’arco di tre mesi.
Autore: Walter Pasini
Direttore Centro OMS
Medicine del Turismo
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