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Articolo pubblicato il 17-02-2005
di Corrado Ruscica

Numero 13 - Anno 2
17 Febbraio 2005





Marte era un tempo un ambiente adatto alla vita

In una serie di articoli relativi alla presenza di acqua su Marte nel passato, gli scienziati della NASA, che seguono le missioni dei rovers Spirit e Opportunity, hanno ipotizzato che nella regione chiamata Meridiani Planum c'era una grande quantità di acqua esistita per un lungo periodo tale da favorire lo sviluppo della vita.

Gli scienziati hanno a lungo cercato di rispondere ad una della domande più importanti della storia di Marte e cioè se un tempo il pianeta ospitava la vita. Anche se le condizioni attuali non sono adatte a ospitare una qualche forma di vita, i dati provenienti dai due rovers, analizzati negli ultimi 10 mesi, sembrano indicare un pianeta che una volta era più caldo e più umido, forse adatto a favorire lo sviluppo di micro orgranismi.

Dalla missione della sonda Opportunity, un gruppo di scienziati della Cornell University, che sta studiando proprio la Piana Meridiani, ha messo in evidenza che l'acqua allo stato liquido era un tempo presente sulla superficie della piana, a periodi intermittenti, e che a quell'epoca essa abbia saturato il sottosuolo.

Simulazione al computer di come poteva essere la superficie di Marte con la presenza di acqua. - Credit: NASA/JPL

Dato che l'acqua liquida è una prerogativa fondamentale per la vita, si conclude che le condizioni ambientali nella Piana Meridiani possono essere state favorevoli, per qualche periodo di tempo nella storia del pianeta rosso, a ospitare la vita o una qualche forma di attività biologica.

Naturalmente non è possibile al momento determinare se sia esistita una qualche forma di micro organismi nell'acqua della piana, ma certamente all'epoca della sedimentazione delle rocce nel cratere Eagle, sia Marte che la Terra seguivano una evoluzione geologica diversa.

Solo alcuni campioni di roccia della Piana Meridiani possono darci una risposta alla domanda se c'era vita su Marte.La missione dei rovers non si basa sulla ricerca di forme biologiche elementari ma sulla ricerca di tracce che possano darci delle informazioni sulle giuste condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo della vita sul pianeta. Quello che perciò si va cercando sono delle rocce che si sono formate nell'acqua liquida in modo tale che possiamo vedere i segni registrati, per così dire, sulla loro superficie, quali erano di conseguenza le condizioni ambientali e se i minerali, formatesi a quell'epoca, avevano la capacità di preservare per lunghi periodi di tempo una qualche forma di micro organismi.

Quando la sonda Opportunity è arrivata sulla superficie del pianeta rosso, lo scorso Gennaio, le immagini che ci ha mandato a Terra erano del tutto diverse da quelle che ci sono pervenute dalle altre missioni. Invece delle solite immagini che ci fanno vedere deserti arrossati, terreni sabbiosi e grandi massi distribuiti lungo l'orizzonte, Opportunity è arrivata in una regione vicina a un cratere relativamente piccolo che si trova in un'area sabbiosa quasi priva di rocce.

Per fortuna, un affioramento di rocce molto interessante, si trovava vicino e gli scienziati della NASA pensavano si trattasse di un campione della crosta originaria sottostante gli strati di polvere della superficie.

La zona chiamata Berry Bowl, nella regione della Piana Meridiani, dove sono state trovate le blueberries dalla sonda Opportunity. - Credit: NASA/JPL

La zona chiamata Berry Bowl, nella regione della Piana Meridiani, dove sono state trovate le "blueberries" dalla sonda Opportunity. - Credit: NASA/JPL

L'immagine  mostra (a sinistra) le blueberries terrestri che si sono formate milioni di anni fa dalla sedimentazione di rocce sommerse dall'acqua del terreno. Si pensa che un processo simile abbia dato luogo alla formazione delle blueberries marziane (a destra) osservate dalla sonda Opportunity. - Credit: Univ. of Utah e NASA/JPL

L'immagine mostra (a sinistra) le "blueberries" terrestri che si sono formate milioni di anni fa dalla sedimentazione di rocce sommerse dall'acqua del terreno. Si pensa che un processo simile abbia dato luogo alla formazione delle "blueberries" marziane (a destra) osservate dalla sonda Opportunity. - Credit: Univ. of Utah e NASA/JPL

Sparse tra le rocce si osservavano, in gran numero, vari depositi di minerali di piccole dimensioni che sono stati chiamati "blueberries".

Sulla superficie terrestre, queste formazioni si hanno quando grandi quantità di acqua che attraversano gli strati di roccia determinano la fuoriuscita di minerali di ferro che si addensano in forme sferiche o a granuli. I rovers hanno permesso di rivelare anche grandi quantità di depositi di sali di zolfo portando gli scienziati a pensare che corsi di acqua liquida sono comparsi sulle rocce del cratere tanto tempo fa e per un lungo periodo di tempo.
In conclusione, queste scoperte si possono considerare chiare evidenze che su Marte era presente acqua allo stato liquido almeno nella regione della Piana Meridiani.


Autore: Corrado Ruscica




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