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Articolo pubblicato il 17-09-2006
di Francesco Rea

Numero 31-32 - Anno 3
17 Settembre 2006





La missione Mars Reconaissance Orbiter è entrata nel vivo dell'esplorazione di Marte



Con il dispiegamento, avvenuto lo scorso 19 settembre, dell’antenna italiana ShaRad, la missione Mars Reconaissance Orbiter della NASA è entrata nel vivo della sua missione di esplorazione di Marte. Il pianeta rosso è il vero e proprio sorvegliato speciale di questi ultimi anni, oggetto, dal 2003, di attenzione da parte sia degli statunitensi che degli europei, e lo sarebbe anche da parte dei giapponesi se la missione Nozomi non fosse fallita.

Con i robot Spirit e Opportunity della NASA e la sonda europea Mars Express, notevolim passi avanti sono stati fatti nella conoscenza di questo pianeta, il più prossimo e simile alla Terra insieme a Venere e oggetto della fantasia umana come possibile colonia della nostra specie in un futuro non certo prossimo, ma relativamente breve nel contesto di una storia, quella umana, che ha quattro milioni di anni.

Studiato approfonditamente dal punto di visto geologico, l’attenzione sul pianeta Marte si concentra ora sul sottosuolo e sulla composizione della sua atmosfera, nel tentativo di trovare conferma alla presenza di acqua liquida sotto la crosta marziana e all’esistenza di forme di batteri primordiali.


Grazie in gran parte alla tecnologia italiana, parziale conferma a queste ipotesi è stata raggiunta. Il radar Marsis, realizzato per conto dell’Agenzia Spaziale Italiana dall’Alcatel-Alenia Space in collaborazione con il NASA-JPL di Pasadena, con a capo del team scientifico il Prof. Giovanni Picardi dell’Università di Roma “La Sapienza”, ha iniziato a “scrutare” nelle profondità del Pianeta Rosso, rovando ulteriori conferme di presenze di ghiaccio, non ancora prove dell’esistenza di acqua liquida e quindi intanto di un possibile ecosistema con presenze di materiale organico vivente.

Siamo, secondo le risultanze del radar, a non poter confermare con certezza la presenza di acqua liquida, ma anche con altrettanta certezza quella di escluderla. La conferma di acqua liquida, non ha il solo significato di una comunque enorme scoperta scientifica, ma apre anche a scenari possibili di un’esplorazione umana del pianeta Marte.

Dicevamo dell’ipotesi della presenza di forme primordiali di vita, quali batteri. A permettere notevoli passi avanti in questa direzione è stato un altro strumento italiano, il PFS (Planimetry Fourier Spectometer) guidato da Vittorio Formisano, che ha rilevato concentrazioni disomogenee di metano sulla superficie marziana.

Questa disomogeneità lascia supporre che la produzione del metano sia ad opera di batteri, piuttosto che la composizione dell’atmosfera di Marte a livello superficiale.

In questo caso infatti sarebbe stato ipotizzabile verificare la presenza del gas con una distribuzione omogenea. Ora tocca a ShaRad, radar italiano evoluzione del radar Marsis, realizzato sempre da Alcatel-lenia Space (al pari del primo quando era la totalmente italiana Alenia Spazio), in collaborazione con il JPL, sempre per conto dell’ASI e a guida di un professore dell’Università La Sapienza, Roberto Seu.

I due radar si distinguono non solo perché il primo a bordo di una sonda NASA(MRO) e il seconda di una sonda ESA (Mars Express), a dimostrazione del ruolo tecnologicamente e scientificamente avanzato che l’ASI e l’Italia ha nel settore dell’esplorazione spaziale, ma anche la capacità di penetrazione del radar nel sottosuolo di Marte.


Marsis riesce a raggiungere una profondità di 5000 metri, mentre ShaRad opera fino a 1000 metri, ma con capacità di dettaglio molto maggiori. Insomma i due sono fatti per cooperare, il primo individua l’area, il secondo la scandaglia con precisione. ShaRad è ora in azione e la speranza che ciò che non può escludere Marsis diventi ciò che conferma ShaRad.

Autore: Francesco Rea


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