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Articolo pubblicato il 17-03-2006
Di Francesco Rea
Numero 26 - Anno 3 17 Marzo 2006
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L’altra faccia della Luna
Quando il 20 luglio del 1969 gli astronauti Aldrin e Armstrong scesero sul suolo lunare,
quello che venne correttamente definito un piccolo passo per l’uomo quale persona fisica,
ma un grande passo per l’umanità, ebbe effetti che travalicarono gli aspetti scientifici,
tecnologici e economici.
Effetti che non definiamo né positivi, né negativi, perché facenti parte dell’evoluzione
umana, ma certo modificarono sostanzialmente la percezione culturale della Luna, non a
livello della comunità scientifica, già perfettamente conscia di che cosa il nostro satellite
fosse, ma a livello della percezione culturale e del sentire umano. Quella che veniva
conquistata non era solo la pallida faccia che si offriva agli innamorati e ai poeti,
e per questa cantata nei secoli, era anche il luogo dove Rolando ritrovava il senno perduto
dell’amico Orlando.
Era dentro la storia dell’uomo, ne faceva parte, ma ne era anche fuori in quanto divinità
alla quale sacrificare i propri figli o sudditi. Era quell’ente misterioso a cui si legava
la trasformazione in lupi di uomini che con questo animale dividevano a metà la propria
essenza. Era l’unica luce con la quale le anime immortali della notte potevano rischiarare
il proprio cammino, era l’immaginifico di viaggi irreali e fantascientifici,
lontani nel tempo e pur si attuale come nel romanzo di Jules Verne.
Ma la Luna era considerata, appena dieci o venti anni prima della sua conquista, il passo
oltre la soglie dell’uomo verso la conquista dello spazio. E così nei romanzi di
fantascienza così prolifici negli anni ’50 quando si annusava l’aria di un futuro
prossimo, molto prossimo che rendeva rapidamente obsoleto il più allora ardito romanzo
fantascientifico, la Luna era parte della terra le navette facevano su e giù con il
pianeta madre e da essa si disponevano a conquistare passo passo il cosmo.
Il giorno in cui la Luna accolse sul proprio suolo un essere umano, l’umanità era certa
che quella fantasia di vederla colonizzata dal proprio genere stava divenendo realtà.
Eppure in quel caso, in quel raro caso, la realtà non andò oltre la fantasia e serie
televisive fortunate come Spazio 1999 rimasero decisamente attuali, se non invecchiate
da una data trascorsa senza che nulla di ciò che vi era ipotizzato fosse successo.
Con la conquista della Luna e la concretezza dell’avvenimento, si diversificò un avvenire
che veniva in realtà percepito come travolgente. Spazio 1999 o anche 2001 odissea nello
spazio indicano date allora considerate avanti nel tempo abbastanza perché ciò che era
stato descritto si realizzasse.
Ciò non è accaduto non per non volontà ma perché il balzo in avanti tecnologico che fu
vissuto in quegli anni e che faceva pari con la rivoluzione industriale, rappresentava
un salto nell’evoluzione umana, al pari della ruota, del fuoco e del ferro. Abbiamo avviato
in quegli anni una nuova evoluzione, un evoluzione che torna a metter al centro la Luna,
una Luna diversa da quella che conoscevamo razionalmente, la stessa Luna che alberga
da sempre nell’animo umano.
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Autore: Francesco Rea
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