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In data 10.12.07
Chiara Di Mizio

Anno 4
Edizione Dicembre 2007





L'INAF cerca identità, parla Sergio De Julio

Professor De Julio, lei sta ultimando il suo mandato come commissario straordinario dell'INAF, poiché è stato scelto il nuovo presidente…..

Si in effetti tra un mese dovrei lasciare, se ci riesco anche prima…

Che fa? Fugge?

No no al contrario, se vi è un rammarico è di non aver avuto il tempo necessario a completare quel percorso concordato con il ministro….

Ah questo proposito, l'aver chiamato un commissario straordinario è indice della necessità di mettere in ordine ciò che non funziona. Partiamo allora dalla scelta del precedente governo di creare l'INAF da una costola del CNR…..

Personalmente ritengo che la scelta di unire tutte le competenze del settore astrofisico, quindi dagli osservatori ai centri di ricerca, la ritengo corretta. Il problema è stato che a questo passaggio la risposta dal punto di vista dell'ordinamento non è stata adeguata, ma ancora più negativa a mio giudizio, è stata la scelta di far transitare tutti i lavoratori dell'INAF nel comparto della ricerca, facendo uscire gli osservatori dall'area universitaria, facendo esattamente l'opposto di quello che da sempre si cerca di ottenere: un più stretto rapporto tra le università e i settori della ricerca, tra i giovani e il futuro. Insomma l'INAF in questo senso ha perso un elemento qualitativamente importante e non ha saputo mettere insieme le due anime che la compongono, la parte di ricerca proveniente dal CNR e il settore proveniente dagli osservatori astronomici.

Come si inseriscono nel suo lavoro, che credo sia quello di trovare soluzioni ai problemi che ha appena evidenziato, le convenzioni che ha recentemente stabilito con ASI e CRUI?

La direzione è quello di mettere a sistema le proprie competenze. In campo spaziale, anche prima quando era INAF-CNR, molti erano i programmi comuni che ancora ci vedono insieme. La convenzione ha però anche l'obiettivo di istituzionalizzare il nostro ruolo nelle attività spaziale. Bisogna andare oltre alla nostra attuale partecipazione attraverso i bandi che proprio l'ASI emette. Si tratta appunto di istituzionalizzare il processo di pianificazione da parte dei due enti e di renderlo condiviso negli ambiti di ricerca concomitanti. Per quanto riguarda la convenzioni con la CRUI ha prima di tutto lo scopo di creare una cornice alle convenzioni esistenti, dando loro una uniformità, dall'altra ha l'intento di ristabilire quel rapporto prima intrinseco che avevano gli osservatori con le università.

Insomma una riforma con una buona premessa, ma molti lati non propriamente positivi…

Come accennavo prima la riforma è fallita soprattutto per come è stata gestita. Ovviamente era un'operazione non semplice, che doveva mettere insieme due realtà per tradizione differenti e tra loro diffidenti. E qui ha fallito il metodo della governance. L'INAF si è posto, o perlomeno è stato vissuto, come una sovrastruttura distante e distinta dai membri che ne facevano parte. Non è infatti stato affrontato in alcuno quello che oggigiorno viene chiamato il tema della governance, non è stata prevsita alcuna forma di partecipazione al governo per quelle due parti distinte che dovevano non solo integrarsi ma interagire collaborativamente. E a tutt'oggi, nonostante i passi avanti fatti in questi mesi, questa integrazione ancora non c'è.

Allora torniamo al suo percorso, incompiuto ha detto prima…

Si e lo ribadisco con rammarico, anche se sommessamente, perché c'è sempre il rischio che ciò venga interpretato come una voglia di rimanere che una effettiva valutazione dello stato dell'arte. Però mi lasci dire che era stato intrapreso quel percorso che avrebbe portato al nuovo statuto, grazie alla partecipazione degli appartenenti all'INAF. Un livello di partecipazione e dibattito che, mi creda, è andato oltre le mie più rosee previsione, una voglia di intervenire sul proprio statuto che mi ha sinceramente colpito.

Ma tale partecipazione, tale interesse può essere mantenuto vivo e partecipe solo se si danno tempi e certezze. Personalmente ritengo che la nomina dei nuovi vertici andasse fatta già con il nuovo statuto. Ora dopo la scelta del nuovo presidente, gioco forza, questa nomina verrà fatta con il vecchio statuto e solo dopo dovrà essere ripreso quel cammino verso quell obiettivo.

A cui si arriverà lo stesso ma probabilmente con tempi più lunghi nella speranza che quanti in questo processo avevano creduto non si disamorino per quell'incertezza non tanto nel risultato ma nei tempi a cui prima accennavo.

In riferimento al metodo di selezione, il commitee selettivo proposto dal ministro Mussi, che ha portato alla selezione dei nuovi presidenti dell'ASI e dell'INAF e che porterà anche alla scelta del nuovo presidente del CNR, qual è la sua opinione?

Il mio è un giudizio più che positivo, anche se ho una piccola riserva, che è al contempo anche un elogio. Questo è un metodo di garanzia, che permette a chi vive quel mondo di scegliere il miglior candidato per la guida di questo o quell'ente di ricerca, senza alcuna ingerenza esterna. Credo che però la totale estraneità che il ministro ha ritenuto di dover mantenere nella selezione di queste personalità alla fine rappresenti un piccolo difetto. Una verifica anche da parte del governo e quindi specificatamente del ministro non è a mio parere ingerenza quanto la necessità di garantire che la nuova dirigenza tenga in se nel proprio mandato anche l'indirizzo politico che il governo dà al paese.

Finito il mandato tornerà a lavorare con il ministro Mussi…

Non credo, penso che la mia avventura a supporto del governo sia finita, tornerò ad occuparmi invece di quello che chiamo il mio spin off, la società di cui sono presidente e che è frutto del mio lavoro quale professore di ingegneria all'università della Calabria, uno spin off voluto insieme ai miei laureati e che ha grandi prospettive di sviluppo internazionale. È troppo tempo che non mi occupo del mio spin off e ho grandi idee…


Autore: Chiara Di Mizio




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