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Articolo pubblicato il 17-10-2005
Di Francesco Rea
Portavoce ASI
Agenzia Spaziale Italiana
Numero 21 - Anno 2 17 Ottobre 2005
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La base italiana Luigi Broglio di Malindi 1
Una stazione italiana per una missione cinese. Grazie ai rapporti intessuti tra Italia e Cina e in particolare tra le agenzie spaziali di questi due paesi, l'ambizioso programma cinese di "conquista" dello spazio, ha tra i suoi partner anche l'Italia e quindi l'ASI. Esiste infatti un accordo siglato dalle due agenzie spaziali perché la base italiana di Malindi sia una dei centri di gestione e controllo delle missioni umane cinese, dalla sua fase di entrata in orbita alla fase di rientro. La base di Malindi è infatti uno dei centri più avanzati al mondo e meglio dislocati sul pianeta nell'ambito del controllo da terra delle missioni spaziali, come dimostrato recentemente nel ruolo che questa base sta svolgendo nella missione astronomica Swift della NASA, in collaborazione con ASI e l'inglese PPARC, missione che sembra avere il merito di aver fatto della breccia aperta dal satellite italiano Beppo Sax, una grande finestra.
Nell'ultima missione cinese conclusasi lunedì scorso, la base dell'ASI in Kenia ha assicurato i contatti con la navicella e i due astronauti al suo interno, sia nella sua fase orbitale che nella fase di rientro confermando un ruolo fondamentale nel settore spaziale conquistato fin dalla fine degli anni '50. Il Centro Spaziale "Luigi Broglio" di Malindi, infatti, in Kenya che l'Università di Roma "La Sapienza" ha gestito fin dagli anni '60 mediante il Centro Ricerche Progetto San Marco (CRSPM), rappresenta per la sua localizzazione equatoriale sulla costa dell'Oceano Indiano un sito ideale sia per attività di lancio che di controllo di satelliti da terra. Il centro è composto da due segmenti, il segmento marino rappresentato dalla piattaforma di lancio oceanica, e il segmento terrestre rappresentato dal centro di ricezione dati.
Il Centro (Long. 40,19 gradi E - Lat. 2,99 gradi S) si estende su un area di circa 3,5 ettari sulla costa dell'Oceano Indiano a circa 32 km da Malindi. ed è raggiungibile dalla litoranea del Kenya. Mentre il suolo resta di proprietà della Repubblica del Kenya la gestione è stata affidata al CRPSM fino al 31 dicembre 2003 ed all'ASI a partire dal 01 gennaio 2004, secondo gli accordi intergovernativi Italia/Kenya in vigore. La presenza del Centro in Kenya, che risale al 1966, è attualmente regolata da un accordo intergovernativo quindicennale rinnovabile, firmato la prima volta nel 1995, che prevede la possibilità di effettuare attività di lancio, di acquisizione dati da satelliti, di telerilevamento, e di formazione sia in loco che in Italia. L'Italia da parte sua si impegna a reperire i programmi, attrezzare ed operare il Centro, fornire la logistica, formare ed impiegare personale locale, mentre il Kenya mette a disposizione il sito, dietro pagamento di un modesto canone e la formazione e impiego di manodopera locale da parte italiana. Il governo locale deve essere informato sui programmi che usufruiscono del Centro e richiede, per quelli commerciali, una somma dipendente dai termini dell'accordo commerciale. Trascorsi quindici anni, le attrezzature diventano poi di proprietà del Kenya.
L'attività di lancio di satelliti dal sito di Malindi è stata intrapresa dal prof. Luigi Broglio a partire dagli anni '60 soprattutto mediante l'uso di vettori americani Scout lanciati da piattaforme marine ancorate al largo del Centro Spaziale. Tant'è che l'Italia, grazie ai buoni rapporti con gli Stati Unitii e al lavoro svolto dal Prof. Broglio, già nel 1964 metteva in orbita un proprio satellite, primo paese a conquistare lo spazio dopo Unione Sovietica e Stati Uniti.
La piattaforma principale - denominata S. Marco - è destinata al lancio, assistita da altre due piattaforme (Santa Rita 1 e 2) di controllo a circa un miglio di distanza; completano il Segmento Marino del Centro due piccole piattaforme che ospitano i generatori di energia elettrica. Dal poligono sono stati effettuati complessivamente 10 lanci Scout e 13 lanci Nike; l'ultimo lancio - vettore Scout con a bordo il satellite San Marco D/L - è stato effettuato il 25 marzo 1988. Da allora le piattaforme sono inutilizzate anche se mantenute in efficienza.
Il Segmento Terrestre comprende una serie di fabbricati in muratura ed in legno adibiti sia ad alloggi che a servizi, un porticciolo per l'attracco dei natanti di collegamento con le piattaforme e 3 Stazioni di Terra (sistemi d'antenna) per il controllo in orbita e la ricezione di telemetria da satelliti e vettori.
Le 3 stazioni sono:
- stazione in Banda S, di provenienza ASI, dotata di una parabola di 10 metri, adibita ai programmi dell'agenzia;
- Stazione in Banda S/X/L, di provenienza universitaria, dotata di una parabola di 10 metri, adibita al controllo dei veicoli di lancio (Arianespace, Titan) e al supporto alle prime fasi di volo di satelliti commerciali (LEOP);
- Stazione in Banda X , di provenienza universitaria, dotata di una parabola di 6 metri adibita alla ricezione di dati di telerilevamento (ERS2, Spot, Landsat).
Insomma un gioiello della tecnologia e scienza italiana, unitamente alla preziosa posizione geografica, che a distanza di oltre cinquant'anni continua a essere una pietra miliare in un settore così importante per il futuro del pianeta e dei suoi abitanti come quello spaziale.
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Autore: Di Francesco Rea
Portavoce ASI
Agenzia Spaziale Italiana
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