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Puglia i più antichi manufatti litici europei




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Articolo Ricevuto 02.02.07
Articolo Pubblicato 03.02.07
di Donati Guido

Anno 4
Edizione Febbraio 2007





Sono stati rinvenuti in Puglia i più antichi manufatti litici europei

Questa importante scoperta compiuta da una equipe di studi tutta italiana permette di testimoniare la più antica presenza del genere Homo in Europa.

Nelle cave di Pirro Nord, nei dintorni di Apricena (Foggia), nella parte nord-occidentale del promontorio del Gargano, sono stati trovati da un’equipe di paleontologi di ben quattro Università italiane -Roma Sapienza, Torino, Ferrara e Firenze- numerosi manufatti litici databili a oltre un milione e cinquecentomila anni fa.

Nella zona di Pirro Nord – racconta Giulio Pavia dell’Università di Torino - sono presenti molti riempimenti fossiliferi in un reticolo di fessure carsiche che sono visibili all’interno di un calcare del Mesozoico (Calcare di Apricena, formatosi tra i 250 milioni e i 66 milioni di anni fa) e all’interfaccia tra questa formazione e le soprastanti calcareniti di deposizione assai più recente, al limite con il Quaternario (1,7 milioni di anni fa)”.

E’ in due di queste cavità che nel corso delle ricerche paleontologiche gli studiosi, insieme a una grande quantità di resti di animali pleistocenici, si sono imbattuti in alcune testimonianze di un’antica presenza umana.

"Si tratta in particolare di schegge lavorate di selce - come sostiene Marta Arzarello dell’Università di Ferrara la paletnologa del Gruppo - utilizzate probabilmente per il trattamento delle carcasse animali; questi manufatti consentono di testimoniare come l’uomo si fosse già diffuso in Europa in un intervallo temporale compreso tra 1,3 e 1,7 milioni di anni, e come fosse già in possesso di un comportamento tecnologico complesso”.

“La presenza dell’uomo in questa epoca nel cuore del bacino mediterraneo - afferma Lorenzo Rook dell’Università di Firenze - riapre il dibattito sulle origini del popolamento di tutta l’Europa, avvalorando l’ipotesi di un suo arrivo da Est, attraverso il cosiddetto Corridoio Levantino, e non dall’Africa nord-occidentale come suggerirebbero i fossili spagnoli finora considerati i più antichi e di apparente derivazione nordafricana”.

La datazione dei reperti pugliesi è legata al contesto di associazioni fossili già note ai paleontologi per il sito di Pirro Nord. “In particolare, l’associazione fossile a vertebrati - riferiscono Carmelo Petronio e Raffaele Sardella dell’Università La Sapienza di Roma - conosciuta come Unità Faunistica di Pirro, è composta da 20 specie di anfibi e rettili, 47 specie di uccelli e più di 40 specie di mammiferi (tra i quali le famose tigri dai denti a sciabola, bisonti, cavalli, iene giganti e ghepardi) ed è attribuita al Villafranchiano superiore, dunque ad un intervallo compreso tra 1,7 e 1,3 milioni di anni fa”.

Ma le prime ricostruzioni paleoambientali, a giudicare dai primi studi sui ritrovamenti dei vertebrati fossili ritrovati fino ad ora, possono essere ipotizzate osservando i resti di avifauna.

Nuclei di selce “Modo 1” rinvenuti a Pirro Nord



“L’ambiente di quella parte della Puglia, intorno al milione e mezzo di anni fa – come ricorda Marco Pavia dell’Università di Torino - può essere ricostruito osservando la presenza di resti di otarde, allodole e Pteroclidae che confermano spazi aperti con clima tendenzialmente arido, anche se il ritrovamento di resti di anatre e trampolieri testimonia la presenza di zone umide di piccola estensione a carattere stagionale”.

Ora l’equipe di studi, in accordo con la Sovrintendenza di Taranto e il Comune di Apricena, procederà ad un’analisi più approfondita dei reperti, progettando una campagna di scavi nella zona e allargandosi ad altri ricercatori, nazionali e internazionali, per l’approfondimento in specifici settori quali, per esempio, quello delle datazioni radiometriche e le analisi paleomagnetiche.

Mentre non si è ancora spenta l’eco di questa significativa scoperta che ha dato e darà un contributo notevole alla storia delle migrazioni faunistiche e dell’antico uomo africano bisogna purtroppo fare i conti con le croniche mancanze di fondi che caratterizzano la ricerca e in particolare la ricerca paleontologica italiana: sarà molto difficile, ma i paleontologi sono abituati a queste difficoltà, mettere insieme le energie e soprattutto i fondi adeguati per portare avanti questi studi.

Autore: di Donati Guido




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