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Articolo pubblicato il 17-07-2006
di Marina Pinto
Numero 30 - Anno 3
17 Luglio 2006
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I medici di Beethoven
Durante tutta la sua esistenza Beethoven frequentò numerosi medici nella speranza di trovare rimedio ai suoi problemi di
salute, in particolare alle sue noie auditive, le quali però, purtroppo, malgrado i numerosi e dolorosi trattamenti,
si evolsero verso una sordità profonda che fu, lo sappiamo, senza rimedio.
Beethoven non fu un paziente facile. Certo seguì i consigli dei vari medici che lo ebbero in cura, ma negli ultimi anni,
quando le sofferenze erano diventate insopportabili, e le cure del tutto inutili, il suo carattere si inasprì fortemente,
tanto che con certi dottori egli ebbe delle frequenti ragioni di disaccordo e con parecchi altri addirittura di discordia,
sino al punto di provocare il rifiuto di alcuni di loro di assicurargli le cure chieste.
Ma chi furono questi medici?
Nominiamo per primo il dottor Wegeler, che fece la conoscenza del giovane Beethoven nel 1782 e che lo frequentò fino al
1787, data del suo primo soggiorno a Vienna.
Più che medico e paziente Wegeler e Beethoven furono amici, tanto che il
musicista mantenne con lui scambi epistolari per tutta la vita raccontandogli delle sue malattie e chiedendogli consigli.
Ma al tempo del loro incontro la salute di Beethoven era ancora robusta; fu quando questa iniziò a perder colpi che iniziò
il vero calvario del musicista, il quale dovette incontrare numerosi altri dottori.
Uno dei primi medici di Beethoven fu il dottor Gerhard von Breuning, figlio di un amico d’infanzia del musicista, che
gli fu vicino sin da giovane e che continuò a seguirlo con affetto per tutta la vita.
Il dottor Breuning si recava a visitare il malato ogni giorno negli ultimi anni della sua vita, tuttavia non fu al suo
capezzale quando morì. Nel 1874 pubblicò una raccolta di ricordi su Beethoven intitolata “Aus dem Schwarzspanierhause”.
Lo seguì il dottor Johann Adam Schmidt, che era un rinomato oftalmologo. Beethoven gli accordò fiducia ed apprezzò i suoi
consigli e le sue cure. Il dottor Schmidt curò Beethoven dal 1801 al 1809, quando morì.
Questo medico si occupò della sordità di Beethoven e cercò dei rimedi per recare sollievo alla sofferenza del musicista,
e fu lui che gli consigliò di recarsi in campagna, laddove i rumori della città fossero ben distanti da non potere
disturbare il suo delicato udito.
Oltre alla professione medica il dottor Schmidt coltivava la passione per la musica, ed era considerato anche un
violinista di talento; Beethoven gli dedicò il “Trio per piano, violino e violoncello in mi bemolle maggiore op. 38”,
e nel suo “Testamento di Heiligenstadt”, del 1802, il musicista lo invitò a descrivere la sua malattia dopo la sua morte.
Ai primi dell’Ottocento giunse a Vienna un medico italiano, il dottor Giovanni Malfatti, che aveva fra i suoi pazienti
molti aristocratici e diplomatici viennesi. Grazie a queste frequentazioni egli divenne presto famoso in tutta Vienna,
tanto che fu nominato presidente della Società Medica della città, ed un suo scritto diventò un importante punto
di riferimento per molti giovani medici del tempo.
Il dottor Malfatti conobbe Beethoven nel 1797, e diventò il suo medico nel 1809, quando morì il dottor Schmidt.
Il dottor Malfatti ebbe il privilegio di meritare la stima di Beethoven, e fu uno dei pochi di cui il musicista si
fidò, tanto che fu chiamato per un consulto nel momento della morte del compositore, nel 1827, A lui Beethoven dedicò
la piccola Cantata “Un lieto brindisi” in occasione di un suo compleanno.
Accanto al Malfatti operò un suo assistente, il dottor Andreas Bertolini, il quale si prodigò moltissimo per la salute di
Beethoven, ma poi, a seguito di divergenze circa i suoi gusti musicali, scomparve dalla cerchia delle conoscenze
beethoveniane.
Anche se per poco tempo, il dottor Bertolini ebbe molta cura di Beethoven, ed a lui il compositore scrisse molte lettere
in cui descriveva i suoi malesseri e i giovamenti che trovava dai rimedi che gli venivano consigliati, ma questa
preziosa corrispondenza andò distrutta dallo stesso Bertolini, che nel 1831 contrasse il colera, e, credendosi
condannato e timoroso di spandere con le sue cose personali il contagio, prese l’infausta decisione di distruggere
tutto quel carteggio, che sarebbe stato senz’altro prezioso dal punto di vista storico e medico.
Contemporanei di questi medici ci furono anche il dottor Frank, che curò Beethoven dal 1800 al 1809, e il dottor
Vering, che si occupò del primo manifestarsi delle difficoltà di udito nell'estate 1801.
Con il protrarsi dell’età le condizioni di salute di Beethoven peggiorarono moltissimo. Ed allora la presenza di
luminari della scienza medica divenne indispensabile per lui, al punto che negli anni che vanno dal 1814 al 1827
se ne annoverano all’incirca una decina.
Per esempio ci fu il dottor Carl von Smetana, chirurgo ed oftalmologo di fama, che fu consultato a più riprese da
Beethoven sia per le sue difficoltà uditive sia per i suoi problemi visivi. Beethoven lo fece ancora chiamare all'epoca
del tentativo di suicidio di Karl nell'estate del 1826.
Nel 1814 Beethoven incontrò il dottor Weissenbach, che si interessò alla sordità del musicista tanto da pubblicarne
gli effetti e le cause, nonché le cure, in un libro. Weissenbach era anche un drammaturgo ed un poeta dilettante, ed
anche lui, per uno scherzo del destino, fu colpito da sordità.
Negli anni fra il 1820 ed il 1826 fu vicino a Beethoven il dottor Braunhoffer, i cui consigli medici furono indispensabili
al musicista soprattutto in una brutta recrudescenza dei suoi malanni nel 1825.
Fra i due, però, ci furono polemiche e discordie per ragioni che non sono rimaste chiare, comunque Braunhoffer
non fu uno di quelli che rispose alla richiesta dell’entourage medico del compositore di recarsi al suo capezzale
al momento della morte.
Poi ricordiamo il dottor Staudenheimer, professore molto rinomato a Vienna - era il medico personale
dell’imperatore Francesco I - che conobbe Beethoven nel 1812, per diventare suo medico nel 1817. Grande sostenitore
dell'uso curativo dei bagni termali, Staudenheimer consigliò al musicista cure a Baden, dove infatti Beethoven
soggiornò a più riprese.
A causa delle continue divergenze fra i due uomini, in particolare circa le
raccomandazioni dell’astinenza nei confronti di ogni bevanda alcolica, i loro rapporti peggiorarono sino al punto
di rompersi definitivamente alla fine del 1824.
Questa circostanza potrebbe spiegare il fatto che egli non rispose all’appello di prodigare cure a Beethoven nel
dicembre 1826, pochi mesi prima della sua morte.
Negli ultimi mesi, i più duri, vicino a Beethoven ci fu il dottor Wawruch – medico conosciuto e violoncellista
dilettante, fanatico entusiasta della musica beethoveniana – che fu chiamato al capezzale del musicista il 5
Dicembre del 1826, e che gli prodigò cure attente che si protrassero fino alla morte del compositore.
Molti di questi medici si alternarono al letto di Beethoven di continuo, specie nelle ultime settimane, nel tentativo
di alleviare le sue sofferenze, e dato che la sua malattia intestinale necessitava di drenaggi continui, a questa pratica
si dedicò il professor Seibert, che era primario chirurgo all’ospedale generale di Vienna.
In ultimo ricordiamo il dottor Johann Wagner ed il suo giovane assistente Rokitansky, che effettuarono l’autopsia sul
corpo di Beethoven presso il suo domicilio e che ne redassero il referto in latino.
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Autore: Marina Pinto
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