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Articolo pubblicato il 17-06-2006
di Marina Pinto
Numero 28-29 - Anno 3
17 Giugno 2006
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Tutti in carrozza… si parte!! (e si suona)
Le macchine, con i loro movimenti e i loro rumori, vennero ad offrire non pochi spunti per i
compositori; essi nelle loro descrizioni musicali si ispirarono a questi oggetti creando
spiritose ed originali pagine di musica.
Ma non si tratta solo di musiche moderne o al limite di inizio secolo, infatti iniziamo il nostro
“piccolo viaggio musicale in treno” con un pezzo pianistico di Gioacchino Rossini (1792-1868),
il quale venne affascinato – seppure di sfuggita – da questa nuova invenzione, proprio il treno.
La diffusione della ferrovia in quei tempi era solo agli inizi, naturalmente, specie in Italia,
e certo Rossini non poteva rendersi conto del crescente successo che il nuovo mezzo di trasporto
avrebbe conseguito.
Il pezzo di musica che Rossini scrisse e che inserì in uno dei suoi volumi “Peccati di
vecchiaia”, scritto intorno al 1850, venne intitolato “Una piacevole escursione in treno”
in cui il musicista descrive un ideale viaggio in treno di un gruppo di gitanti, un viaggio
che a Rossini – e non solo a lui – appariva allora pieno di pericoli.
Ecco le indicazioni del compositore che si riferiscono ai diversi episodi del viaggio:
- La campanella di richiamo
- Salita i vettura
- Avanti, macchina!
- Dolce melodia del freno (!)
- Arrivo alla stazione
- Gli elegantoni di Parigi offrono la mano alle loro ragazze per scendere dalla vettura
- Prosecuzione del viaggio
- Terribile deragliamento del convoglio
- Primo ferito
- Secondo ferito
- Primo morto, in paradiso
- Secondo morto, all’inferno
- Canto funebre
- Amen
- Non mi prenderanno!
- Acuto dolore degli eredi.
A questi titoli Rossini fa ancora seguire una postilla:
“Tutto ciò è più che ingenuo, è vero”.
Andiamo avanti nel tempo ed incontriamo Heitor Villa-Lobos (1887-1959),
un compositore brasiliano che contribuì in modo determinante alla crescita
musicale della sua nazione.
Egli scrisse una serie di brani chiamati “Bachianas Brasileiras”, che
suggellava con questo titolo l’unione fra la augusta tradizione della
musica europea rappresentata dalla figura di Bach e il suo Brasile,
ancora culturalmente arretrato in ambito musicale.
Il secondo brano di questa raccolta (del 1930) si intitola
“Il trenino del contadino brasiliano”, scritto in forma di Toccata,
e ci descrive uno sbuffante convoglio che percorre le vaste praterie di quella terra.
Anche qui si illustra la partenza, il viaggio vero e proprio e l’arrivo a
destinazione, tutto avvalendosi di una ricca orchestrazione: il brano
inoltre abbonda di effetti onomatopeici, riuscendo a riprodurre così nel modo
più realistico possibile i rumori della scena che vuole descrivere.
Il musicista franco-svizzero Arthur Honegger, vissuto nella prima metà del
Novecento, divenne celebre proprio per il suo brano “Pacific 231”, del 1924,
che con gli effetti particolari ottenuti dagli strumenti musicali riproduceva
e descriveva la grossa locomotiva a vapore americana che già a quell’epoca era
in grado di viaggiare a 120 km orari.
Figlio dell’epoca che assiste ad un grande sviluppo tecnologico,
Honegger esprime nella “musica delle macchine” l’anima della potente
locomotiva; egli stesso in una intervista pubblicata su un giornale di Ginevra
commentò la sua composizione:
“Ho avuto sempre una appassionata simpatia per le locomotive, per me esse sono cose
viventi: quello che mi sono sforzato di descrivere in Pacific 231 non è una imitazione
dei rumori della locomotiva, ma la traduzione in termine musicali dell’impressione visiva
e della sensazione fisica che ho provato. Ciò mostra la contemplazione oggettiva: il
tranquillo respiro della macchina a riposo, lo sforzo della partenza,
il progressivo aumento della velocità che conduce dallo stato lirico al patetico di un
treno di 300 tonnellate che si lancia nella notte a 120 km l’ora”.
In ultimo ricordiamo il brano “MGV” (“Musica a grande velocità”),
del compositore inglese Michael Nyman (nato nel 1944), che nel 1993 scrisse questo
brano per orchestra per inaugurare l’apertura della linea ferroviaria francese
Parigi-Lille del TGV (“Train à grande vitesse”).
Si tratta di un brano in cinque parti, tutte percosse da un movimento incessante
ed ossessivo. La tecnica applicata parte da un discorso musicale fondato su un
continuo, sovente ed impercettibile cambiamento di note, di accordi e di ritmi
tutti inseriti in un flusso costante, senza attimi di respiro… l’ideale per
celebrare un treno super-rapido come il TGV!
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Autore: Marina Pinto
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