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Le case romane del Celio,relax,a due passi,dal Colosseo




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Articolo pubblicato il 17-09-2006
Raffaella La Marra

Numero 31-32 - Anno 3
17 Settembre 2006





Le case romane del Celio - Un po’ di relax a due passi dal Colosseo

Basta allontanarsi di poco dalla sempre affollata valle del Colosseo per riscoprire, percorrendo l’antico Clivo di Scauro sul Celio, un angolo nascosto ed insolito, capace di proiettarci con un po’ di immaginazione nella vita quotidiana di un cittadino romano di quasi duemila anni fa.

Assai ben conservato è l’aspetto assunto dalla strada nella tarda età imperiale e caratterizzato da sette archi in laterizio rifatti in età medievale, colleganti fra loro due alte facciate di edifici popolari (le cosiddette insulae), una delle quali fu inglobata nel muro sinistro della chiesa dei SS. Giovanni e Paolo al momento della sua costruzione agli inizi del V secolo d.C. Ed è proprio qui che si apre il moderno ingresso all’area archeologica sottostante la chiesa, nota come “Case romane del Celio”.

Il complesso rappresenta un esempio unico non solo per lo stato di conservazione degli ambienti affrescati (interrati al momento della costruzione della chiesa), ma anche per quanto riguarda le testimonianze dell’edilizia abitativa della zona. L’edificio più antico, la cui estensione originaria si può solo ipoteticamente ricostruire avendo subito i maggiori danni in seguito alla costruzione della chiesa, risale al II secolo d.C., precisamente all’età dell’imperatore Adriano (117-138 d.C.), ed era orientato verso il Colosseo.

Si tratta di una domus abitata da un ricco cittadino che tra un’attività ed un’altra amava dedicarsi alla cura del proprio corpo, come dimostra l’esistenza al pianterreno di un calidarium, certamente parte di un impianto termale più ampio, ad uso personale del proprietario della casa in questione, di cui restano una vasca absidata per i bagni in acqua calda ed un labrum, bacino circolare di marmo per rinfrescarsi con acqua fredda.

La sala era riscaldata tramite un sistema di intercapedini costituito da pilastrini di mattoni (le suspensurae) che sostenevano il pavimento ad un livello rialzato per permettere all’aria, riscaldata per mezzo di un forno, di circolare nell’intercapedine stessa. Tubi in terracotta inseriti nei muri permettevano il passaggio dell’aria calda lungo le pareti, in modo da garantire un calore omogeneo in tutta la stanza.

Mens sana in corpore sano
La cura di sé e del proprio corpo, indice di razionalità per gli antichi, si diffuse nel mondo romano in seguito ai contatti con la Grecia e l’Oriente a partire dal III secolo a.C., in una società fino a quel momento costituita da pastori, contadini e soldati.

In età repubblicana il cittadino romano raramente concedeva tempo ad un bagno completo, in media una sola volta a settimana, mentre in età imperiale, a partire dal I secolo d.C., grazie alla diffusione su vasta scala dei grandi impianti termali, divenne una pratica quotidiana, un fenomeno di moda legato ad un fatto estetico.

Già Giulio Cesare, secondo quanto riportato dallo scrittore Svetonio, concedeva molto tempo alla cura della sua persona; infatti non solo si faceva tagliare i capelli e rasare continuamente, ma chiedeva anche di farsi depilare, provocando scandalo in molti suoi concittadini. Anche il filosofo Seneca (I secolo d.C), nel descrivere uno stabilimento termale vicino alla sua abitazione, parla della depilazione come una pratica assai comune.

Una piccola osservazione che ci fa capire la rapidità del cambiamento: nel giro di pochi anni comportamenti considerati scandalosi divennero pratiche comuni e diffuse, talora esagerate, non più legate essenzialmente ad una funzione pratica.

Alcuni uomini infatti si facevano accompagnare da servitori col viso spalmato di unguento per impedire al sole di rovinare la loro pelle, e non disdegnavano l’uso di deodoranti ed oli, oltre a prodotti realizzati con grasso e cenere di piante per detergere il corpo e tingere i capelli.

La storia continua

Le piccole terme del Celio, per le quali sarebbe più corretto utilizzare il termine latino Balnea, non furono utilizzate per molto: alla fine del III secolo d.C. un nuovo proprietario, forse un mercante nordafricano arricchitosi con i commerci, acquistò la domus del ricco cittadino e un grande edificio popolare (insula) aperto con un portico e botteghe sul Clivo di Scauro, unendoli in un unico complesso, di cui fece affrescare le stanze adibite all’accoglienza degli ospiti.

Per consentire al nuovo edificio di disporsi su di un unico livello (la casa privata l’insula erano infatti situate su due piani di calpestio differenti), le terme furono interrate.

Appartengono a questo periodo l’affresco con scena marina del Ninfeo e la Stanza dei geni, mentre di poco posteriori (inizi del IV secolo d.C.) sono le stanze del finto marmo e l’Aula dell’orante, secondo alcuni sede delle riunioni delle prime comunità cristiane. Legata al martirio dei SS.Giovanni e Paolo, secondo la tradizione avvenuto in questa casa nel 362 d.C., è infine la cosiddetta Confessio con affreschi sicuramente cristiani.

Conclude la visita un piccolo Antiquarium, ricavato nei sotterranei della cappella di S.Paolo della Croce ed allestito in seguito ai restauri del 2001 in funzione dell’apertura al pubblico del complesso archeologico nel gennaio del 2002.

Case Romane del Celio
Apertura al pubblico: Mattina 10.00-13.00; Pomeriggio 15.00-18.00
Chiuso il martedì e il mercoledì
Biglietti: Intero 6.00
Ridotto 4.00

Autore: Raffaella La Marra

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