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Articolo pubblicato il 17-01-2005
di Marina Pinto
Numero 11-12 - Anno 2 17 Gennaio 2005
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Giacomo Puccini: dalla musica alla… cucina!
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È risaputo che nel mondo musicale classico i piaceri della tavola hanno sempre fatto parte della vita dei più importanti compositori. Molte storiche decisioni sulla scelta delle opere o dei libretti o dei soggetti di opere famose sono state tracciate durante lauti pasti annaffiati da buoni e corposi vini.
Uno dei compositori più attenti e bendisposti ai piaceri della tavola fu il giovane Giacomo Puccini (1858-1924). Diciamo "il giovane" perché questa sua peculiarità risale principalmente agli anni della sua giovinezza, quando insieme con il suo fedele amico e collega Pietro Mascagni, egli coronava ogni stressante giornata lavorativa con una sostanziosa cena.
A questo proposito ci sono delle lettere in cui il musicista racconta episodi interessanti e di carattere tipicamente
bohèmien: "La sera, quando ho quattrini vado al caffè, ma passano moltissime sere che non ci vado, perché un ponce costa 40 centesimi […] ma la fame non la patisco, anche se mi riempio di minestroni "brodo lungo"… la pancia è soddisfatta".
Anche se non aveva certo molti soldi per i ristoranti alla moda, Puccini si dilettò sempre con la cucina, spesso preparando da sé molti gustosi piatti, e la cosa lo divertiva molto.
Tutto ciò rispecchiava il suo carattere attivo ed indipendente, una trasposizione perfetta dalla musica alla cucina. Il piatto che Puccini amava più di ogni altro cucinare era la pasta alle anguille, che probabilmente costava poco in termini economici e riscuoteva sempre un grande successo fra i suoi amici commensali, e c'era anche un altro piatto che si annovera fra i suoi preferiti: le aringhe coi ravanelli.
Anche dopo anni di sacrifici e di lavoro duro per garantirsi la sopravvivenza prima ancora del successo, quando ormai queste esperienze erano solo un lontano ricordo, Puccini continuò a cucinare per la sua rumorosa schiera di amici goderecci, quando si trovava nella capanna di caccia a Torre del Lago.
La passione per la caccia fece scoprire a Puccini la cucina della cacciagione, gustosa e di sapore molto forte, e molte volte dopo le battute di caccia egli si ritrovava ad arrostire fagiani e friggere pernici.
Puccini non perdeva occasione di mettersi a tavola, specie se in compagnia, mangiando di gusto, bevendo abbondantemente e terminando il pasto con un forte sigaro toscano, per chiudere in modo perfetto la serata.
Giacomo fu un inveterato fumatore, un ghiotto mangiatore e bevitore, e nelle sue opere l'amore per il cibo e per il buon vino spesso traspare, ci sono molti brani in cui si canta il vino, si fanno brindisi o si inneggia all'ebbrezza enoica, come canta Musetta nella "Bohème": "Ah, se nel bicchiere sta il piacer / in giovin bocca sta l'amor".
Probabilmente questi eccessi alimentari si protrassero per molti anni, tanto che a 40 anni gli fu diagnosticato un diabete di tipo 2.
Il diabete Mellito è una condizione caratterizzata da un patologico aumento della concentrazione di glucosio nel sangue, e responsabile di questo fenomeno è un difetto di insulina, un ormone secreto dal pancreas indispensabile per il metabolismo degli zuccheri.
Nonostante la preoccupazione e i consigli dei medici, Puccini non fu molto attento e non si preoccupò più di tanto di questa malattia, poco fece per far scomparire lo zucchero dal proprio sangue, e quando gli fu trovato un brutto male alla gola - un tumore alla laringe che lo fece soffrire moltissimo - fu proprio a causa del diabete che esso non poté essere rimosso per tempo, fino a divenire la causa della morte del compositore nel 1924.
L'immagine del musicista che scaturisce da questa descrizione è senz'altro lontana dalla serietà che solitamente accompagna i protagonisti del melodramma e della musica classica in genere, ma è un reale spaccato di vita del compositore veramente tutto da centellinare.
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Autore: Marina Pinto
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