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Articolo Ricevuto 07.02.07
Alessandro De Feo

Anno 4
Edizione Febbraio 2007





Giovanni Passannante: il carcerato con la più lunga detenzione della storia d'Italia

Nel nostro Paese c'è ancora un prigioniero delle teorie di Cesare Lombroso (1835-1909), l'antropologo che sulla fisiognomica e sugli studi criminologici fondò una scienza e un museo. Si chiama Giovanni Passannante e sulla sua incredibile vicenda dal 13 al 25 febbraio a Roma, al Teatro Cometa Off (via Luca della Robbia 47, tel. 06 57284637) l'attore e regista Ulderico Pesce porta in scena la sua opera “L'innaffiatore del cervello di Passannante”.

Giovanni Passannante

Giovanni Passannante è il carcerato con la più lunga detenzione della storia d'Italia. Da 129 anni è guardato a vista. Prima dai soldati del Regio Esercito. Ora dalle guardie penitenziarie. Chi lo volesse andare a visitare, lo trova al numero 29 di via del Gonfalone a Roma. Il suo attuale domicilio è al secondo piano del Museo criminologico dell'Amministrazione penitenziaria.

Figlio di contadini poverissimi e analfabeti, Passannante, nasce a Salvia in provincia di Potenza, il 19 febbraio 1849, è un cuoco e un autodidatta. A 22 anni si dichiara anarchico e propugna la Repubblica universale. Si batte per i poveri e gli emarginati e per il riscatto della sua terra da secoli di fame e di miseria.

E proprio per denunciare l'indifferenza dello Stato, il 17 novembre 1878 Passannante compie un gesto tanto clamoroso quanto simbolico aggredisce con un coltellino lungo 8 centimetri, buono solo a sbucciare una mela, re Umberto I in visita a Napoli, graffiandogli una coscia. Subito arrestato, Giovanni viene torturato con ferri ardenti. Sua madre e i fratelli sono presi e chiusi nel manicomio criminale di Aversa. Tutti i Passannante scappano dal paese, il sindaco di Salvia corre a Napoli a prostrarsi davanti al re.

L'innaffiatore del cervello di Passannante

L'innaffiatore del cervello di Passannante - Autore: Marzia Lami


E come atto riparatorio gli impongono di cambiare il nome alla cittadina: da Salvia a Savoia di Lucania. Processato, Passannante è condannato al patibolo, poi al carcere a vita. Che sconta nella torre della Linguella sull'isola d'Elba. E lui, che è alto un metro e 60, viene chiuso in una cella di due metri per uno, alta uno e 50, posta sotto al livello del mare. Se ne sta per oltre dieci anni al buio. Ai piedi gli serrano una catena con una palla di 18 chili.

Non può incontrare esseri umani. Diventerà cieco, si ammalerà di scorbuto e, ridotto alla fame, sarà costretto a mangiare i propri escrementi. Solo la tenacia di un deputato socialista, Agostino Bertani, lo farà trasferire nel manicomio criminale di Montelupo Fiorentino, dove morirà a 61 anni nel 1910. Oggetto di studi lombrosiani, Passannante viene decapitato, il cranio trapanato, il cervello espiantato e il corpo, "non degno di sepoltura", dato in pasto a cani e porci. Dal 1936 i resti e gli scritti dell'anarchico sono nel Museo criminologico di Roma. E Lombroso cosa c'entra, potrà domandarsi qualcuno.

da sinistra Ulderico Pesce e Alessandro De Feo

da sinistra Ulderico Pesce e Alessandro De Feo - Autore: Marzia Lami


Tra le numerose violenze a cui venne sottoposto, Passannante subì pure quelle di un nutrito drappello di scienziati-criminologici, alcuni dei quali vicini alle teorie di Lombroso e dei suoi saggi, come “L'uomo delinquente”. Lo stesso Lombroso si interessò all'anarchico, per dimostrarne l'innata criminalità insita in qualche fossetta cerebrale.

Dopo analisi, test e colloqui, i luminari dell'epoca consegnarono ai giudici che dovevano processare l'anarchico una perizia psichiatrica di 50 pagine. Ebbene, tra le altre cose c'è scritto che Passannante “...d'intelligenza poteva dirsi piuttosto diversa, originale, ma non sempre superiore alla comune... Nelle risposte a voce appariva eccezionalmente superiore alla media...”.

E nulla da dire sulle sue doti morali. Insomma, di sicuro più vicino alla genialità che alla pazzia. Con grande scorno delle teorie lombrosiane. Che alla morte dell'anarchico si presero la loro rivincita. All'epoca, i cadaveri dei detenuti potevano essere richiesti dagli istituti di medicina legale delle università. Così fu per il corpo di Passannante. Che fu gettato via, dopo che gli venne tagliato il cranio ed espiantato il cervello. Per trovare quelle fossette tanto care a Lombroso che, naturalmente vennero trovate, per poter così affermare “scientificamente” che Passannante era un pazzo criminale. Cervello e cranio dell'anarchico, come detto, finirono in seguito al Museo criminologico di Roma e su di loro vigilano le guardie penitenziarie e ua grande ritratto in bianco e nero di Cesare Lombroso.



Per approfondimenti

www.agenziadistampa.org/etica/passannante252.html
Museo criminologico di Roma www.museocriminologico.it www.museocriminologico.it/passannante.htm
Firma la petizione per seppellire i resti di Giovanni Passannante (l'anarchico che cercò di uccidere Umberto I di Savoia) http://www.uldericopesce.com/comunicati/petizPassannante.asp
Il sito di Ulderico Pesce www.uldericopesce.com

Autore: Alessandro De Feo




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