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Articolo pubblicato il 17-06-2005

WWF Italia ONLUS Via Po, 25/c 00198 Roma

Ufficio Stampa Tel: +00 39 0684497377
Fax: +00 39 0684497380

www.wwf.it

Numero 17 - Anno 2
17 Giugno 2005





LA RICHIESTA DEL WWF DA MONTECATINI: “CREIAMO UNA RETE DI SANTUARI D’ALTO MARE DEL MEDITERRANEO”

Identificate sei aree ricchissime di biodiversità, due italiane: isole Pelagie e S. Maria di Leuca




Le zone di elevato interesse biologico nel Mediterraneo si trovano solitamente entro le 12 miglia delle acque territoriali in mare aperto, in acque internazionali o a cavallo di entrambe.

Ma il sistema di protezione e’ insufficiente: l’unica area in mare aperto che viene protetta coinvolgendo più stati è quella del Santuario dei cetacei nel mar Ligure.

Per questo il WWF ha lanciato una proposta per difendere la biodiversità del Mediterraneo: la creazione di sei aree protette d’alto mare, aree prioritarie per la conservazione, sulla base della loro biodiversità e importanza ecologica, sostenuta anche da numerose ricerche e proposte di organismi scientifici internazionali fra cui gli italiani ICRAM, CONISMA e CNR.

La proposta e’ stata lanciata oggi dal WWF nel corso dell’incontro sugli “High Seas (alti mari) del Mediterraneo, nell’ambito dei lavori della Convenzione sulla Biodiversità in svolgimento a Montecatini.

“Con i suoi 46.000 km. di coste e i suoi 150 milioni di abitanti lungo le coste (piu’ 90 milioni nelle vicine citta’) il Mediterraneo ha un’altissima pressione antropica, basti pensare ai 3,8 miliardi di metri cubi di rifiuti l’anno – ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente del WWF Italia

- Ma il bacino Mediterraneo ha anche la piu’ alta percentuale di specie endemiche: circa il 20% delle specie marine che abitano il bacino vive solo qui – ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente del WWF

- Questa protezione – dalla pesca ma anche da altri impatti – potrebbe salvare dall’estinzione specie ormai rarissime come la foca monaca (150-250 esemplari rimasti) e le tartarughe marine della specie caretta caretta e verde, e le importanti praterie di posidonia oceanica, che difendono le coste dall’erosione e offrono riparo e aree di riproduzione per circa 600 specie marine.

Altre specie in declino sono cetacei quali il delfino comune, il grampo, il globicefalo, il capodoglio.

In estate dalle 25.000 alle 45.000 stenelle striate e circa 2.000 balenottere comuni si ritrovano nel Mar Ligure per alimentarsi. Ma il Mediterraneo e’ anche crocevia del petrolio: ogni anno 200.000 petroliere solcano questo mare chiuso, riversando 600.000 tonnellate di petrolio”.

La proposta del WWF di Aree Marine protette di alto mare, in acque territoriali e internazionali si basa sull’eccezionale ricchezza presente. Due coinvolgono direttamente l’Italia: il Santuario delle Pelagie, zona di mare aperto nel Mediterraneo meridionale (canale di Sicilia, l’area di alimentazione invernale per le Balenottere comuni) e l’area con colonie di coralli bianchi al largo di Santa Maria di Leuca (Mar Ionio).

Le altre quattro sono le montagne sottomarine del mare di Alboran (Mediterraneo sud-occidentale), il sistema del canyon di Cap de Creus, nel Golfo di Lione (Mediterraneo nord-occidentale), la comunità ecologica chemiosintetica associata alle fumarole fredde vicino al Delta del Nilo, e la montagna sottomarina di Eratostene (sud Cipro, mare di Levante).

La proposta delle aree da proteggere si basa su uno studio del WWF realizzato insieme all’IUCN sugli ecosistemi marini profondi del mediterraneo.

Il valore, più o meno eccezionale in termini conservazionistici, delle zone marine è tale o per l’unicità delle comunità bentoniche profonde (intendendo con questo il fondo marino e la colonna d’acqua immediatamente sovrastante) o per l’ecosistema pelagico (la colonna d’acqua in sé). In qualche caso, come accade con i sistemi dei canyon sottomarini, l’intera colonna d’acqua e il fondo marino sono entrambi biologicamente rilevanti.


Autore: Ufficio stampa WWF Italia
– tel. 06-84497377-266
www.wwf.it

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