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Articolo Ricevuto 14.12.06
Articolo Pubblicato 31.12.06
di M. Simoni1 , G. Viegi1 , M. Canciani2 , P. Sestini3

Anno 3
Edizione Dicembre 2006





La qualità dell’aria nelle scuole europee e sue implicazioni sulla salute respiratoria degli scolari (Studio pilota HESE)


Riassunto: Gli ambienti confinati contribuiscono significativamente all’esposizione umana agli inquinanti e la qualità dell’aria interna (IAQ) è importante per le sue implicazioni sulla salute respiratoria/allergica.

In Europa, il diritto dei bambini di respirare aria pulita nella scuola non è ancora sufficientemente riconosciuto ed i dati disponibili per valutare l’IAQ nelle scuole con le possibili implicazioni sulla salute dei bambini sono scarsi.

Lo studio pilota HESE (“Health Effect of School Environment”), che ha coinvolto 5 paesi europei, è stato effettuato con lo scopo di fornire informazioni sulla qualità dell’aria in un campione di 21 scuole (46 aule) elementari, frequentate da 654 scolari e di valutare le possibili associazioni con la salute respiratoria dei bambini.

Risultati: Almeno per quanto riguarda le concentrazioni di polvere respirabile (PM10) ed anidride carbonica (CO2), l’aria all’interno di queste scuole Europee appare piuttosto “scadente”. I livelli di PM10 e di CO2 risultano elevati (superiori agli standard suggeriti per una buona IAQ) nel 78% e nel 66% delle aule, rispettivamente, con valori particolarmente alti nelle aule italiane, francesi e danesi.

Solo in Svezia e, in parte, in Norvegia, la qualità dell’aria è risultata buona. Il rischio di riportare tosse secca notturna e rinite è maggiore di 3,5 e 2 volte, rispettivamente, nei bambini esposti ad un livello elevato di CO2, rispetto a quelli esposti ad un livello basso.

In un sottocampione di scolari con esecuzione di rinometria acustica, le aree trasversali minime delle narici, che in parte permettono una valutazione del grado di apertura del naso, e quindi della capacità respiratoria, sono meno estese nei bambini esposti ad un elevato livello di PM10, che in quelli esposti ad un livello basso.

Conclusioni: Appare evidente la necessità di implementare la conoscenza sulla qualità dell’aria nelle scuole europee e sugli effetti che l’inquinamento scolastico può produrre sulla salute dei bambini. Un’estensione dello studio HESE a tutti i paesi membri dell’Unione Europea sarebbe di grande aiuto per l’attuazione di strategie volte a migliorare (e mantenere buona) la qualità dell’aria nella scuola.

English
Abstract: Indoor environments contribute significantly to human exposure to pollutants, and Indoor Air Quality (IAQ) may play an important role in affecting respiratory/allergic health. The right to breathe clean air in schools is not widely recognized throughout Europe.

Available data for the evaluation of school IAQ and its implication on children health are poor. The HESE pilot study (“Health Effect of School Environment”), which involved 5 European countries, was performed in order to provide information on IAQ in a sample of 21 schools (46 classrooms), and its association with respiratory/allergic health of the school children (654 pupils with mean age of 10 years).

Results: In general, at least with regard to respirable particulate matter (PM10), and carbon dioxide (CO2), IAQ in these European schools results relatively poor. The levels of PM10 and CO2 are elevated (higher than the suggested standards for good IAQ) in 78% e 66% of classrooms, respectively, and particularly high concentrations are in Italy, France, and Denmark. IAQ results good only in Sweden and, partially, in Norway.

The risk of recent dry cough by night and rhinitis is significantly higher in children exposed to elevated levels of CO2, when compared to those exposed to low levels (3.5-fold for cough, and 2 for rhinitis). In a sub-sample of children, who performed acoustic rhinometry, mean values of minimum cross-sectional areas of the nostrils, a proxy of nasal patency, are significantly lower among the pupils exposed to elevated PM10, than in those exposed to low concentrations.

Conclusions: Future research is needed in order to assess IAQ in European schools, and long-term effects of indoor pollution on health. An extension of the HESE study to cover all the members Stated of the European Union would be extremely worthwhile in order to promote regulations and campaigns directed to a better school environment.


Introduzione
La qualità dell’aria è argomento di interesse crescente per le autorità che si occupano della salute pubblica, in quanto è considerata uno dei fattori che maggiormente possono compromettere la salute respiratoria sia degli adulti sia dei bambini1-5. Gli ambienti confinati, come ad esempio l’abitazione, il posto di lavoro, la scuola, o altri luoghi chiusi per attività ricreative, contribuiscono significativamente all’esposizione umana agli inquinanti1,4.

Non solo il livello di alcuni inquinanti può essere molto più elevato all’interno che all’esterno, ma anche esposizioni prolungate a basse concentrazioni di inquinanti possono avere effetti avversi sulla salute.

Al presente, si ha evidenza che l’inquinamento interno è associato ad un maggior rischio di irritazioni, sintomi respiratori acuti, iperreattività bronchiale, infezioni respiratorie, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), e sensibilizzazione allergica6.

Recentemente, un report della Federazione Europea delle Associazioni dei Pazienti con Asma e Allergie7 ha messo in evidenza che il diritto di respirare aria pulita nella scuola non è largamente riconosciuto in Europa e che sono ancora poche le ricerche volte a valutare la qualità dell’aria in tale ambiente ed i suoi possibili effetti sulla salute dei bambini.

Di conseguenza, sono ancora insufficienti i dati disponibili per promuovere campagne informative e per produrre normative Europee atte a migliorare la qualità dell’aria nelle scuole e a mantenerla buona.

Pertanto, la Direzione Generale di Sanità Pubblica e Protezione del Consumatore (DG-SANCO) della Commissione Europea ha approvato e finanziato lo studio pilota HESE (acronimo di “Health Effect of School Environment”), per raccogliere informazioni sulla qualità dell’aria in un campione di scuole Europee, con misurazioni effettuate, per la prima volta, con metodiche comuni standardizzate, e per valutare le possibili associazioni tra l’ambiente interno e la salute respiratoria/allergica degli scolari.

Metodologia
Lo studio HESE (www.hese.info) ha coinvolto 6 unità operative di 5 paesi europei: Italia (Udine e Siena), Francia (Reims), Svezia (Uppsala), Danimarca (Aahrus) e Norvegia (Oslo).

I dati sono stati raccolti negli anni 2004-2005, durante la stagione invernale (con riscaldamento in funzione), in 21 scuole (46 aule) frequentate da 654 bambini con età media di 10 anni.

Sono state selezionate, per lo studio, scuole sufficientemente eterogenee, sia per anno di costruzione che per locazione (metà in aree a basso traffico autoveicolare, l’atra metà in aree ad alto traffico).

Informazioni generali sulle scuole/aule sono state principalmente fornite dagli insegnanti, per mezzo di un questionario. Personale qualificato ha effettuato ispezioni e misurazioni dirette (sia all’interno sia all’esterno, nelle immediate vicinanze della scuola) di temperatura, umidità, polveri respirabili ed ultrafini, formaldeide, ozono, biossido d’azoto e di carbonio, composti organici volatili, allergeni, muffe, batteri, ventilazione, illuminazione.

I livelli di PM10 (µg/m3) e CO2 (parti per milione, ppm) sono stati misurati in ogni aula, durante le lezioni, con campionatori “Dust-TracktTM (Model 8520) e “Q-TracktTM IAQ Monitor (TSI Incorporated, ST Paul, Minnesota, USA)”, rispettivamente.

Informazioni sulla salute respiratoria dei bambini sono state ottenute per mezzo di due questionari standardizzati, uno compilato direttamente dai bambini, l’altro dai loro genitori. Su un sottocampione di bambini (circa 5 per ogni classe), selezionato a caso, sono stati eseguiti: spirometria, misurazione di ossido d’azoto nell’espirato, test allergometrici, rinometria e lavaggio nasale, test oculari (Tearscope e Break up Time).

In particolare, la rinometria acustica è una tecnica che misura volumi e aree minime di sezione delle narici, per la valutazione del grado di apertura del naso. Il metodo è basato sull’analisi di onde sonore riflesse dalle cavità nasali8.

Risultati
I risultati riportati riguardano i livelli di polveri respirabili (particelle con diametro <10?m, PM10) e di anidride carbonica (CO2) rilevati nelle aule e le loro associazioni con la capacità respiratoria e la presenza di fischi, tosse secca notturna, e rinite, negli ultimi 12 mesi.

Il valore medio di PM10 misurato all’interno delle scuole (115µg/m³) è più del doppio del limite massimo stabilito come pericoloso dall’US EPA (Environmental Protection Agency of United States) per l’esposizione a lungo termine (standard annuale = 50µg/m³), mentre la media di CO2 (1500ppm) supera di quasi la metà il limite suggerito dall’ASHRAE (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers) per una buona IAQ (standard = 1000ppm).

In particolare, i livelli di PM10 (Fig. 1) e di CO2 (Fig. 2) risultano elevati, cioè superiori allo standard suggerito, rispettivamente nel 78 nel 66% delle aule, con valori particolarmente alti nelle aule italiane, francesi e danesi.



Solo in Svezia ed in alcune aule norvegesi l’IAQ è risultata buona. Le concentrazioni di PM10 e di CO2 nelle aule risultano altamente e positivamente correlate fra loro. I livelli interni sono sempre superiori a quelli misurati all’esterno dell’edificio scolastico (rapporto di concentrazione interno/esterno fino ad un massimo di 3,4 per PM10 e di 3,7 per CO2) e non sembrano essere influenzati dall’ambiente esterno.

Infatti non si evidenziano correlazioni significative tra livelli interni ed esterni ne’ di PM10 , ne’ di CO2 , e neppure tra le concentrazioni interne di PM10 o di CO2 e quelle di altri inquinanti esterni o condizioni climatiche ambientali, quali biossido d’azoto, ozono, temperatura e umidità relativa.

L’alta frequenza di aule con valori superiori allo standard consentito porta alla conseguenza che un gran numero di scolari risulta esposto a livelli elevati sia di PM10 (77%) sia di CO2 (68%).

I bambini esposti a livelli elevati di tali inquinanti riportano con maggiore prevalenza la presenza di fischi, tosse secca notturna e rinite, negli ultimi 12 mesi, rispetto ai bambini esposti a livelli bassi (inferiori agli standard suggeriti) (Fig. 3).


Analisi più approfondite hanno messo in evidenza che nei bambini esposti ad un livello elevato di CO2, rispetto a quelli esposti ad un livello basso, il rischio di riportare tosse secca notturna e rinite è significativamente superiore di circa 3,5 e 2 volte, rispettivamente.

La capacità respiratoria sembra invece essere maggiormente influenzata dall’esposizione a PM10. Nel sottocampione degli scolari con esecuzione di rinometria acustica, le aree trasversali minime delle narici, che in parte possono fornire una valutazione del grado di apertura del naso, sono inferiori, fino ad un massimo del 20%, nei bambini esposti ad un elevato livello di PM10, rispetto a quelli esposti ad un livello basso.

Commenti
E’ giusto sottolineare che HESE è uno studio pilota effettuato su un campione di scuole relativamente poco numeroso, che non può e non pretende di essere rappresentativo delle scuole Europee.

Resta il fatto che i nostri risultati confermano che gli ambienti confinati, in questo caso la scuola, possono contribuire in maniera importante all’esposizione umana a determinati inquinanti, in quanto le concentrazioni interne sia di PM10 sia di CO2 risultano più elevate che all’esterno, anche in maniera rilevante.

Le concentrazioni interne non risultano essere influenzate da fattori ambientali esterni, pertanto gli inquinanti misurati nelle aule derivano da sorgenti prevalentemente interne. Le polveri respirabili sono in maggior parte prodotte dalla combustione di gas per riscaldamento o per cucinare (ad esempio, dove vi siano mense scolastiche), o dal fumo di sigaretta, che può filtrare da locali della scuola riservati agli insegnanti e prossimi alle aule, mentre l’anidride carbonica viene principalmente prodotta dalla respirazione delle persone.

In generale, almeno per quanto concerne il livello di questi due inquinanti, la qualità dell’aria in queste scuole Europee appare piuttosto “scadente”, e sembra confermare che ancora viene prestata insufficiente attenzione al diritto dei bambini di respirare aria pulita9.

Ogni bambino dovrebbe poter disporre di un ricambio d’aria di almeno 7.5 litri al secondo (livello minimo di comfort suggerito da ASHRAE), mentre per circa il 70% degli scolari dello studio HESE il ricambio d’aria è risultato inferiore a questo cut-off.

La ventilazione risulta scarsa nel 97% delle aule prive di sistema di ventilazione meccanico e solo nel 13% (ma con valori di pochissimo inferiori al cut-off) di quelle con sistema di ventilazione installato.

L’importanza del ricambio d’aria, per evitare un progressivo aumento di inquinamento interno, è confermata dal fatto che solo nelle scuole in cui è installato un sistema di ventilazione adeguato, come in Svezia e in alcune scuole norvegesi, l’IAQ risulta buona.

In Svezia, già da molto tempo, c’è una maggiore sensibilizzazione verso il problema dell’inquinamento interno, che si è concretizzata attraverso programmi educazionali e implementazioni strutturali, che prevedono l’installazione di sistemi di ventilazione efficienti nelle scuole.

L’evidenza di effetti negativi sulla salute respiratoria/allergica degli scolari partecipanti allo studio HESE conferma quanto già messo in evidenza in altri studi10, 11.

I bambini esposti ad elevati livelli di CO2 mostrano un rischio significativamente superiore di riportare tosse secca notturna e rinite recenti, rispetto agli scolari esposti a bassi livelli, mentre l’esposizione ad elevati livelli di PM10 risulta associata ad un minor grado di apertura del naso e, di conseguenza, ad una possibile ridotta capacità respiratoria.

Questi risultati suggeriscono la necessità di politiche volte a migliorare ed a mantenere buona l’IAQ all’interno delle scuole. Il modello svedese potrebbe essere un buon esempio da seguire da parte degli altri paesi europei e sarebbe vantaggioso sia per la salute dei bambini sia per la riduzione dei costi sanitari nazionali riferibili ai disordini respiratori associati all’inquinamento indoor.

Conclusioni
Sembra evidente la necessità di campagne volte ad implementare le conoscenze sull’impatto che una “scadente” qualità dell’aria nelle scuole può avere sulla salute degli alunni.

L’importanza dello studio pilota HESE è l’aver dimostrato la fattibilità di studi multicentrici eseguiti con metodiche comuni standardizzate, tali da garantire comparazioni non “viziate” da possibili differenze dovute a metodi di monitoraggio ambientale differenti.

Un’estensione dello studio HESE a tutti i paesi Membri dell’Unione Europea sarebbe estremamente utile per fornire dati indispensabili a mettere in atto strategie volte a garantire ai bambini il diritto di respirare aria pulita.

Bibliografia essenziale
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  2. Neas LM, Dockery DW, Ware JH, Spengler JD, Ferris BG, Speizer FE. Concentration of indoor particulate matter as a determinant of respiratory health in children. Am J Epidemiol 1994;139:1088-1099.

  3. Simoni M, Scognamiglio A, Carrozzi L, Baldacci S, Angino A, Pistelli F, Di Pede F, Viegi G. Indoor exposures and acute respiratory effects in two general population samples from a rural and an urban area in Italy. J Expo Anal Env Epid 2004; 14 Suppl 1:S144-52.

  4. Rojas-Bracho L, Suh H H, Koutrakis P. Relationship among personal, indoor, and outdoor fine and coarse particle concentrations for individuals with COPD. J Expo Anal Environ Epidemiol 2000; 10: 294–306.

  5. Viegi G, Annesi-Maesano I. Lung diseases induced by indoor and outdoor pollutants. In: Mapp C E, ed. Occupational lung disorders. Eur Respir Mon 1999; 4 (Monograph 11): 214–241.

  6. Viegi G, Simoni M, Scognamiglio A, Baldacci S, Pistelli F, Carrozzi L, Annesi-Maesano I. Indoor air pollution and airway disease. Int J Tuberc Lung Dis 2004;8: 1401-1415.

  7. Carrer P, Bruinen de Bruin Y, Franchi M, Valovirta E. The EFA Project : Indoor air quality in European schools. In: Proceedings of Indoor Air 2002.

  8. Norback D, Walinder R, Wieslander G, Smedje G, Erwall C, Venge P. Indoor air pollutants in schools: nasal patency and biomarkers in nasal lavage. Allergy 2000;55:163-70.

  9. Blondeau P, Iordache V, Poupard O, Genin D, Allard F. Relationship between outdoor and indoor air quality in eight French schools. Indoor Air 2005;15:2-12.

  10. Kim CS, Lim YW, Yang JY, Hong CS, DC Shin DC. Effects of indoor CO2 concentration on wheezing attacks in children. In: Proceedings of Indoor Air 2002.

  11. Smedje G, Norbäck D, Edling C (1997). Asthma among secondary school pupils in relation to the school environment. Clin Exp Allergy, 1997a, 27, 1270-1278.
1 Unità di Epidemiologia Ambientale Polmonare, Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, Pisa, Italia

2 Clinica Pediatrica di Allergologia e Pneumologia, Università di Udine, Italia

3 Coordinatore della Ricerca. Dipartimento di Medicina Clinica e Scienze Immunologiche, Università di Siena, Italia

Si ringraziano per la Collaborazione:
Annesi-Maesano I. UMR-S 707, Scuola Medica St-Antoine, Università Pierre et Marie Curie, Parigi,  Francia
Sigsgaard T. Dipartimento di Medicina del Lavoro ed Ambientale, Università di Aahrus, Danimarca
Norback D. Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Uppsala, Svezia
Wieslander G. Dipartimento di Scienze Mediche, Ospedale Universitario, Uppsala, Svezia
Nystad W. Folkehelsa Institutt, Oslo, Norvegia

Autore: M. Simoni1 , G. Viegi1 , M. Canciani2 , P. Sestini3


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