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In data 03.07.07
Angelo Cecinato, Catia Calducci e Graziano Nervegna
Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Inquinamento
Atmosferico (IIA-CNR), Via Salaria km 29,3 – CP 10, 00016 Monterotondo Stazione RM
Anno 4
Edizione Luglio 2007
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Inquinamento atmosferico e droghe
Introduzione
La recentissima scoperta della cocaina nell’aria (Figura 1)
ha destato sorpresa, anche in ambienti scientifici 1.
Quantunque in precedenza tracce di cocaina e suoi metaboliti fossero
state riscontrate nelle acque dei fiumi e dei laghi, come sulle banconote
e nei rifiuti umani 2-4, la loro presenza nelle polveri sospese atmosferiche
possiede una maggiore rilevanza ambientale, poiché tutti i cittadini
risultano potenzialmente esposti a questi nuovi “inquinanti”.
Infatti, l’abuso di droghe è in costante aumento 5.
A ciò contribuiscono la costante riduzione del costo, la facile
reperibilità e anche la convinzione alquanto diffusa che l’assunzione
di droghe sia un fatto privato, indebitamente ostacolato dalle Istituzioni
e privo di conseguenze negative per la salute.
Ciò è ancor più vero per le nuove droghe (smart drugs: allucinogeni,
psicofarmaci), la marijuana e la cocaina, che spesso sono associate ai superalcolici.
In verità, gli studi finora effettuati non hanno consentito di associare al
consumo di cocaina effetti di tipo cancerogeno; tuttavia, sono ben documentati
altri effetti negativi sul sistema cardio-circolatorio e su quello nervoso
centrale: sono documentati fenomeni d’ipo-ipertermia, irregolarità cardiaca,
morbo di Parkinson 6-11.
Le droghe sono causa e strumento della microcriminalità
diffusa: violenze e rapine sono commesse per reperire denaro, spesso sotto
l’effetto di psicofarmaci. Infine, alla guida dei veicoli sotto effetto di
droga e superalcolici è legato il fenomeno delle “stragi del sabato sera”,
che è una delle “piaghe” della nostra società.
Le droghe sono anche un fenomeno mondiale, che incide sui rapporti tra stati
e sulla loro economia, sulla lotta alla criminalità organizzata, persino
sull’effetto serra e sulla biodiversità, a causa della conversione delle
zone fertili (foreste) inmonocolture.
Se il primo riscontro della presenza della cocaina nell’aria deve essere attribuito
a ricercatori statunitensi 12, la prima ricerca dedicata all’argomento è stata condotta
in Italia dall’IIA-CNR.
Fig. 1. Struttura chimica della cocaina.
Fig. 2. Tracciato analitico di polveri
atmosferiche raccolte a Roma. Sono riportati i segnali corrispondenti alla
cocaina (1-2), alla cocaina deuterata (aggiunta come riferimento) ed al cannabinolo.
Strumenti e Tecniche
Dopo la scoperta quasi fortuita della cocaina nell’aria, la ricerca è stata sviluppata
per fasi successive. Infatti, in primo luogo è stato necessario sviluppare una procedura
affidabile per il prelievo delle polveri sospese dall’aria e per l’analisi chimica delle
droghe contenute in esse.
Oltre all’identificazione certa della cocaina, una speciale cura è stata dedicata alla
qualità dei dati quantitativi, assai critici per inquinanti presenti in tracce (frazioni
del nanogrammo per metro cubo di aria, ovvero di parti per milione riferite alle polveri
sospese).
Successivamente la sperimentazione è stata riprodotta sulle polveri sospese raccolte in
alcune campagne di misura dell’inquinamento atmosferico, condotte in due città italiane
(Roma e Taranto) e ad Algeri. Nell’area di Roma sono stati studiati cinque siti cittadini
di varia tipologia (un parco verde, il quartiere universitario, una strada caratterizzata
da traffico intenso, una scuola al centro d’un quartiere residenziale ed infine una zona
d’attività turistiche, commerciali e amministrative).
Inoltre, nell’hinterland le misure sono state eseguite a Montelibretti, zona semirurale
~30 Km NE dal centro, e Malagrotta, ~20 Km SW dalla città, dove sono localizzate piccole
e medie industrie, una raffineria, un inceneritore per rifiuti speciali e una discarica.
Nella provincia di Taranto sono state esaminate tre località: un quartiere residenziale
della città, (non lontano dal polo siderurgico e dal porto mercantile), un paese
dell’hinterland ~20 Km NE dal centro e una zona agricola, 30 km W, raramente soggetta
all’inquinamento proveniente dalla città.
Ad Algeri le due località studiate erano un quartiere urbano e una zona suburbana.
Operativamente, le polveri sospese (più precisamente, la componente inalabile o PM10)
erano raccolte per aspirazione su filtri di quarzo o teflon (un campione di polveri al giorno,
per 7~15 giorni consecutivi) con opportuni campionatori.
Le polveri raccolte erano conservate in frigorifero in contenitori sigillati, in alcuni casi
riunite in gruppi e trattate con solvente organico. Gli estratti erano purificati per separare
la cocaina e altre droghe d’uso comune (nicotina e caffeina) dagli altri inquinanti,
incluso il cancerogeno benzo(a)pirene.
La misura anche di questi composti insieme alla
cocaina era utilizzata per una valutazione complessiva della “qualità” dell’aria nelle
località studiate.
In una terza fase della ricerca, la sperimentazione è stata riprodotta su nuovi campioni
di polveri raccolte a Roma nel periodo invernale e a Montelibretti in diversi mesi dell’anno,
al fine di confermare i dati quantitativi per la città e dedurre indicazioni sull’evoluzione
stagionale della cocaina atmosferica.
Risultati
Le concentrazioni di cocaina nelle aree esaminate sono riportate nella Tabella 1.
I numeri sono valori medi di ampie oscillazioni, tuttavia nella loro genericità danno
importanti indicazioni sull’entità del fenomeno e sulla distribuzione territoriale.
Infatti, le tre città studiate presentavano tassi d’inquinamento complessivo paragonabili,
ma al tempo stesso situazioni assai diverse quanto al contenuto di droghe: la cocaina era
assente nell’aria di Algeri, presente a Taranto città e periferia ma non quantificabile in
zona rurale, ovunque presente sul territorio di Roma, incluse le zone suburbane.
A Roma, la concentrazione di cocaina era circa 10 volte inferiore a quella del benzo(a)pirene
(l’inquinante che per legge “misura” la tossicità delle polveri sospese 13) e fino
a cento volte superiore alle diossine clorurate.
Il contenuto di cocaina nelle polveri sospese sembra dipendente dalle caratteristiche del
sito di misura; infatti, i valori più elevati sono stati registrati nel quartiere
universitario (che ospita anche un ospedale e un centro di ricerca) e nel parco verde.
Sebbene limitati, i dati finora raccolti sembrano indicare una modulazione stagionale,
che potrebbe dipendere sia dalla meteorologia (che facilita o ostacola la dispersione
degli inquinanti), sia dalla reattività dell’atmosfera, che rimuove gli inquinanti
decomponendoli.
Tabella 1. Concentrazioni in aria di cocaina, benzo(a)pirene, nicotina e caffeina
a Roma, Taranto e Algeri, espresse in ng/m3 (10-9 g per metro cubo).
| Città e sito |
Roma |
| composto |
Università |
Strada |
Residenz. |
Parco |
Malagrotta |
Montelibretti |
| cocaina |
0.098 |
0.014 |
0.021 |
0.070 |
0.010 |
0.011 |
| benzo(a)pirene |
1.15 |
0.39 |
0.17 |
0.29 |
0.66 |
0.08 |
| nicotina |
2.90 |
21.8 |
8.9 |
1.20 |
n. v. |
0.65 |
| caffeina |
0.21 |
1.05 |
0.73 |
0.41 |
n. v. |
0.22 |
| città e sito |
Taranto |
Algeri |
| composto |
città |
periferia |
z. rurale |
|
città |
suburbano |
| cocaina |
~0.005 |
0.010 |
< 0.002 |
|
< 0.002 |
< 0.002 |
| benzo(a)pirene |
1.80 |
0.24 |
0.50 |
|
1.33 |
0.69 |
| nicotina |
3.40 |
0.56 |
2.70 |
|
3.60 |
1.40 |
| caffeina |
0.15 |
0.063 |
0.123 |
|
2.31 |
0.47 |
Legenda: n.v. = non valutato; < 0.002: valore inferiore al limite di
rivelabilità della procedura
Conclusioni
Lo studio ha dimostrato la presenza di cocaina nell’aria ambiente di due
regioni metropolitane italiane e sembra escluderla in un contesto culturale
ed economico diverso (Algeri).
La scoperta rappresenta un primo passo di
un percorso che dovrebbe riguardare: a) l’acquisizione di una banca dati
sufficiente per valutare la reale dimensione del fenomeno; b) l’individuazione
e localizzazione delle fonti; c) l’individuazione e valutazione di possibili
effetti sanitari.
Infatti: la presenza di droga nell’aria sembra in qualche modo relazionata
all’entità del consumo 14-15; è importante riconoscere se la cocaina
atmosferica provenga direttamente dal consumo o dai processi correlati
(spaccio, purificazione, trasporto, smaltimento…); altrettanto importante
sarà comprendere se, similmente a tutti gli altri inquinanti, l’esposizione
continua a quantità minime di cocaina induca effetti tossicologici e epidemiologici.
Il mondo della ricerca italiana, inclusi i reparti scientifici delle Forze
dell’Ordine, possiede tutte le competenze per dare una risposta a questi
interrogativi e provvedere le Amministrazioni degli strumenti necessarie
per tutelare la salute dei cittadini e garantire la loro sicurezza.
Bibliografia
- Cecinato A., Balducci C., Detection of cocaine in the airborne particles of Rome and Taranto cities, Italy, Journal of Separation Science (2007) (in stampa; consultabile via Web)
- Gentili S., Cornetta M., Macchia T., Journal of Chromatography B (2005), 801, 289-296.
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- Rossi S., Mortali C., Spoletini R., Mattioli D., Zuccato P., Cocaina: l’andamento del fenomeno dai rapporti ufficiali. Pubblicazioni Istituto Superiore di Sanità, Roma (2006).
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Autore: Angelo Cecinato, Catia Calducci e Graziano Nervegna
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