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Articolo Ricevuto 14.12.06
Articolo Pubblicato 17.12.06
Alessandra Iorio
Anno 3
Edizione Dicembre 2006
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Gli effetti del gas mostarda
Il 2 Dicembre del 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, aerei Ju-88 della
Luftwaffe sferrarono un potente e micidiale attacco alla flotta navale, fulcro per
il rifornimento delle forze alleate, ormeggiata nel porto di Bari. Venne affondata,
fra le altre, la nave John Harvey, contenente un carico di 100 tonnellate di Iprite
(gas mostarda ) racchiuso in 2000 bombe.
Un carico, ormai da tempo illegale perché vietato dal protocollo di Ginevra del 1923,
che bandiva l’uso dei gas asfissianti ma non ne vietava la produzione.
In verità, già qualche mese prima del dicembre ’43, i Tedeschi avevano distrutto
a Foggia un’industria chimica, produttrice di Iprite e varie sostanze biologiche
erano state scaricate nelle acque del Mediterraneo, dove ancora oggi i pescatori
pugliesi, talvolta, le riportano casualmente in superficie.
L’uso di gas biologici risale addirittura al Medioevo quando si gettavano i cadaveri
infetti nei pozzi, provocando effetti deleteri nel terreno, nelle acque ed a coloro
che ingerivano le sostanze contaminate.
E numerosi sono gli esempi nel corso della Storia, nonostante il tentativo, attraverso
i vari trattati stipulati dalle grandi potenze del passato, di abolire la produzione
e il successivo utilizzo delle armi chimiche per scopi bellici e/o nocivi.
In natura, esistono diverse sostanze tossiche:
- I tossici delle funzioni cellulari: cianuro, monossido di carbonio e altri, inducono la necrosi cellulare bloccando meccanismi metabolici, in modo irreversibile.
- Nervini: il sarin, il tabun, il soman che bloccano la trasmissione dell’impulso nervoso a livello sinaptico.
- Irritanti: provocano irritazione a livello delle mucose con il vomito e gli starnuti (le arsine) o con la lacrimazione (i lacrimogeni).
- Asfissianti: il fosfogene, la cloropicrina e altri, causano la distruzione del citoplasma delle cellule della mucosa respiratoria.
- I vescicanti: l’iprite o gas mostarda, le mostarde azotate, la lewisite che distruggono il citoplasma delle cellule cheratinocitarie, oculari e della mucosa respiratoria.
L’ iprite è un gas bellico letale, utilizzato per la prima volta durante la Prima Guerra Mondiale;
il suo nome deriva da Ypres, la cittadina belga che, nel 1915, venne sottoposta, da parte della
Germania, ad un bombardamento chimico a base di tale gas.
Questa sostanza allo stato puro è di consistenza liquida, incolore ed inodore; nella forma impura,
cioè legata ad etilsolfuri, è di colore giallo-bruno ed emana un odore simile alla mostarda.
Per questa sua caratteristica, il gas è conosciuto dagli Inglesi e dagli Americani come “gas mostarda”.
E’ poco solubile in acqua ma è, invece, liposolubile: e ciò lo rende capace di penetrare attraverso
il doppio strato lipidico della membrana citoplasmatica, provocando danni tossici alle cellule.
La sua tossicità si esprime sia in forma liquida provocando manifestazioni cutanee, sia in forma
di vapore danneggiando sia la cute sia le mucose respiratoria e congiuntivale.
Ha un periodo di latenza dalle 6 alle 24 ore dopo l’esposizione.
Durante la Prima Guerra Mondiale, l’uso di iprite provocò circa 5000 vittime.
Gli effetti del gas derivano dalla sua inalazione e dal contatto diretto cutaneo.
Gli intossicati erano in uno stato di shock ipovolemico, con difficoltà respiratorie importanti,
con segni da ustione generalizzata, che peggioravano velocemente se il soggetto indossava
indumenti bagnati o coperte per riscaldarsi: infatti se l’iprite contamina gli indumenti,
viene rilasciata gradualmente ed in modo prolungato, grazie anche al calore.
Nel porto di Bari, nel Dicembre ’43, furono circa 600 le vittime dell’esplosione da gas mostarda e
gli effetti ebbero la stessa valenza deleteria del Primo Conflitto Mondiale.
Negli anni ’50, casi di intossicazione acuta o cronica da iprite furono osservati nei lavoratori
addetti al recupero di residui di materiale bellico.
Negli ultimi anni, sono giunti all’osservazione del Prof. Gianni Angelici della Clinica Dermatologica
dell’Università di Bari, casi di dermatite irritativa da iprite in pescatori pugliesi che, nel
mare Adriatico, portano a galla, durante la pesca a strascico, residui bellici probabilmente
della Seconda Guerra Mondiale. Insieme al pesce, portano in superficie bombe che poi rigettano in mare.
Le reti sono però contaminate dal gas contenuto nell’arma bellica. Esse vengono maneggiate e a
distanza di ore compaiono sintomi cutanei come prurito ed intenso bruciore e segni clinici
di eritema, vescicole e bolle sugli arti superiori: espressione di una dermatite irritativa da
contatto con le bombe e le reti contaminate; eritema sul volto, edema palpebrale,
lacrimazione e fotofobia: sono segni di una dermatite irritativa aerotrasmessa dovuta ad
evaporazione del gas.
I pazienti lamentano malessere generale, cefalea, nausea e tosse, sintomi sistemici conseguenti
all’inalazione del gas. In 2 casi, la sede colpita erano i genitali con la comparsa di eritema,
edema e lesioni bollose ad evoluzione necrotica.
La dermatite tende a regredire in circa 15-20 giorni con l’applicazione di impacchi antisettici,
lasciando esiti a carattere ipercromico. Per i segni ed i sintomi congiuntivali,
la terapia prevede:soluzioni antisettiche e bicarbonato di sodio al 2%.
Uno studio del 1919 pubblicato sul Journal of Medical Research da E. Krumbhaar indicava altri
possibili effetti tossici dell’iprite sui soldati esposti al gas in questione ad Ypres:
i soggetti sviluppavano aplasia midollare e del tessuto linfatico..
Eppure, in contrasto, nel 1946, A. Gilman e F. Philips, considerando le proprietà depletive a
livello midollare della mostarda e dei suoi derivati azotati, ne sfruttarono le potenzialità
terapeutiche in caso di neoplasie del tessuto linfoide.
Risultati ottimali sono stati ottenuti nel morbo di Hodgkin grazie a cicli di chemioterapia e
radioterapia combinate. I derivati delle mostarde come la ciclofosfamide sono, quindi, importanti
nei protocolli terapeutici delle patologie tumorali.
Tutto ciò non esclude che ancora oggi sia elevata la tossicità muco-cutanea e sistemica provocata
dall’iprite soprattutto a causa della facilità di contaminazione e della rapidità di comparsa
della sintomatologia.
Per approfondimenti:
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Autore: Alessandra Iorio
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